Padre di due bambini muore per un incidente sull'A22
La vittima aveva 32 anni, abitava a Rio Saliceto e faceva l'autotrasportatore: è deceduto dopo un tragico schianto avvenuto sull’Autobrennero mentre stava tornando a casa.
RIO SALICETO. Si chiamava Naija Haithem l’autotrasportatore di origine tunisina deceduto dopo il tragico incidente avvenuto lunedì scorso sull’Autobrennero. Haithem, che aveva 32 anni, era alla guida di un autocarro Volkswagen Krafter di proprietà della ditta Dg Costruzioni srl di Torino, per cui lavorava come autista, occupandosi di consegne.
L’uomo stava percorrendo l’Autobrennero in direzione Modena. Giunto al chilometro 247, all’altezza del comune di Roverbella, Haithem non è riuscito a rallentare in prossimità di alcuni veicoli in fase di rallentamento.
Il 32enne, ha cercato di deviare verso destra, per immettersi sulla corsia di emergenza, ma non è riuscito a evitare un Camion Iveco Lamberet, condotto da N.C., che lo precedeva lungo la stessa corsia.
L’impatto è stato violentissimo: a causa dell’urto l’autocarro guidato da Naija si è incastrato nel camion Iveco.
Inutile l’arrivo dei soccorsi sul posto: per l’uomo non c’è stato nulla da fare. La salma di Naija Haithem è stata portata alla camera ardente dell’ospedale Poma di Mantova, dove, nel primo pomeriggio di ieri, è arrivato il nulla osta da parte della Procura: i familiari stanno predisponendo il rimpatrio in Tunisia, dove avverrà la cerimonia funebre. Naija Haithem era sposato e aveva due figli piccoli, di 3 e 7 anni. Il 32enne viveva a Rio Saliceto, in via Martiri 25.
«La sua famiglia abita in Tunisia e ci stiamo organizzando per riportarlo lì – commenta Yousef Hichem, zio di Naija – La Procura ha deciso di non disporre l’autopsia perché le cause della morte sono chiare: è un terribile incidente».
«Vogliamo organizzare il rito funebre in Tunisia perché tutti i miei parenti possano partecipare. – prosegue Yousef – Nel frattempo, sto ricevendo parenti e amici presso la mia abitazione di via Cavour, 13 a Carpi, nel Modenese. Siamo profondamente addolorati per questa tragedia così inaspettata. Mio nipote usciva al mattino presto per andare a lavorare, con il suo furgone: faceva le consegne per la Dg, una ditta di costruzioni di Torino. Lunedì, quando si è verificata la tragedia, stava ritornando a casa. Mi si gela il sangue quando penso che sua moglie e i suoi bambini non lo rivedranno più. Lui viveva per loro, erano molto uniti e la sua morte ha provocato un grande vuoto».
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