Reggio Emilia, trovata alla Mediopadana mentre scappava dal marito violento
Gli agenti trovano una 21enne romena e il suo figlioletto, esausti, in fuga dai maltrattamenti. Cercavano di raggiungere i familiari a Roma
REGGIO EMILIA. Gli agenti l'hanno vista quasi per caso, durante un normale controllo, mentre si aggirava smarrita nell'atrio della Mediopadana insieme al suo figlioletto. Era scappata dalla Francia, cercando di fuggire lontano da un marito violento, che la minacciava e la sottoponeva a continui maltrattamenti. Salita su un treno, si è ritrovata a Reggio Emilia, con la speranza di raggiungere Roma, dove si trovano i suoi genitori.
È la storia portata alla luce dalla polizia ferroviaria, sabato mattina alle 8.40, durante i controlli di alcuni bagagli in apparente stato di abbandono al piano terra della stazione Av. È qui che gli agenti hanno notato una ragazza di 21 anni di etnia rom, visibilmente affaticata e smarrita, insieme al figlio piccolo.
La ragazza, nata in Romania, ha raccontato di essersi allontanata volontariamente da un campo nomadi dove viveva in Francia, per fuggire alle continue violenze cui era sottoposta dal marito, che le aveva sottratto anche i documenti di identità per ostacolarle qualunque speranza di fuga.
Un gesto che non ha impedito alla 21enne di mettersi in cammino, cercando di raggiungere Roma e i genitori. Salita su diversi treni, si è ritrovata a Reggio Emilia, nella stazione ad Alta Velocità, senza biglietto e senza soldi.
Immediatamente sono scattate le verifiche da parte della polizia ferroviaria, che hanno riscontrato come sulla ragazza c'era effettivamente una denuncia per scomparsa formalizzata dai suoi genitori, che da Roma avevano avuto notizia della fuga della figlia.
Gli agenti hanno quindi deciso di aiutare la giovane e il suo piccolo. Dopo averli rifocillati in bar vicino al posto di polizia, attraverso i servizi di assistenza hanno fornito loro i biglietti per un treno diretto a Bologna.
Qui gli agenti della polizia ferroviaria di Bologna hanno fornito ulteriore assistenza, mettendo la ragazza e il suo bambino su un treno e assicurandosi con il personale ferrroviario che arrivassero a Roma, consentendo alla giovane e al piccolo di raggiungere i familiari nel campo nomadi di Roma.
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