Gazzetta di Reggio

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La confessione del figlio «Sì, io volevo ucciderlo»

di Elisa Pederzoli
La confessione del figlio «Sì, io volevo ucciderlo»

Secondo la polizia l’arrestato aveva premeditato le martellate al padre L’uomo accusa il genitore di prepotenze e violenze contro la famiglia

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REGGIO EMILIA. Voleva uccidere il padre. E per questo, è andato appositamente a cercarlo alla mensa del vescovo sapendo che lo avrebbe trovato. Si è messo in fila, è entrato nella sala refettorio poi ha tirato fuori quel martello a cui aveva tagliato il manico proprio per riuscire ad occultarlo sotto la giacca.

Sono gli inquietanti particolari che emergono dalla confessione di Abdelkarim Chaoub, il marocchino 30enne che martedì verso le 10 ha preso a martellate il genitore alla mensa del vescovo, nel cuore del centro storico.

Il giovane - incensurato, in Italia da molti anni - agli investigatori lo ha detto chiaramente, una volta in questura: “Volevo uccidere mio padre”. E ora è in stato di arresto con un’accusa pesantissima: tentato omicidio premeditato pluriaggravato. Non aveva con sé solo il martello, ma anche un coltello da cucina che non ha utilizzato.

Sono stati gli agenti a dirgli che il padre non è morto e che si salverà. Lui era convinto di averlo ucciso, dopo averlo visto l’ultima volta in quel lago di sangue in mezzo al refettorio, dopo che lo aveva travolto di colpi sia con la parte piatta del martello che con quella più appuntita. Colpi che gli hanno provocato fratture al cranio ma anche alla mandibola, forse anche quando l’uomo era già a terra, inerme. Per i medici dell’ospedale che hanno in cura il 62enne, quei colpi lo avrebbero potuto uccidere.

Ora gli investigatori stanno cercando di capire cosa abbia spinto il giovane a un’azione tanto violenta, a volere la morte del padre. Lui ha raccontato che quel padre si comportava come un padre padrone nei confronti dell’intera famiglia, composta dalla madre e dai sette figli in tutto, cinque maschi e due femmine. Episodi di violenza che ora la polizia cercherà di verificare anche sentendo gli altri componenti della famiglia, che abitano a Bibbiano. La donna dovrebbe trovarsi in Marocco in questo periodo. Il 31enne, però, non risulta abitare sotto lo stesso tetto degli altri parenti.

Al genitore, contesta anche di aver abbandonato il lavoro che aveva dopo molti anni. E di vivere in condizioni precarie, sulle spalle probabilmente della famiglia. Ma per ora, questa è solo la voce del figlio che ha tentato di uccidere il genitore. Saranno gli accertamenti successivi a fare piena luce su una tragedia familiare che, benchè il padre si sia salvato - è ancora in prognosi riservata ma fuori pericolo - resta un taglio profondo all’interno di una famiglia che mai aveva avuto problemi con la giustizia. E mai si erano registrate denunce di violenze dietro quelle mura domestiche.

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