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La Nuova Mg cede l’attività salvati 40 posti di lavoro

di Enrico Lorenzo Tidona
La Nuova Mg cede l’attività salvati 40 posti di lavoro

La storica azienda di Bazzarola ha chiesto il concordato e avviato la mobilità Il ramo industriale è stato affittato dalla Poncial, Pmi della provincia di Trento

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REGGIO EMILIA. Dopo otto anni passati tra alti e bassi produttivi segnati dalla crisi del settore, la Nuova Mg di Reggio passa di mano l’attività industriale che da 50 anni circa l’ha resa una dei portabandiera della piccola meccanica locale reggiana, specializzata nei semilavorati venduti poi alle grandi fabbriche italiane. A segnare il passo ora è la richiesta di concordato preventivo presentata in tribunale a Reggio dalla Nuova Mg, con il quale il titolare Vittorio Magnanini divide in due le sorti della sua azienda: da una parte la “vecchia” impresa che cercherà di ripianare i debiti in proprio sotto la supervisione del giudice, dall’altra la strada verso una possibile salvezza mantenendo la continuità produttiva.

Proprio in questo ultimo capitolo appena scritto entra in scena un imprenditore trentino di Storo, Adriano Malcotti, che con la sorella Gisella ha fondato sempre mezzo secolo fa in Trentino la Poncial. Non si tratta di un grande agglomerato industriale bensì di un’altra piccola impresa, che conta un centinaio di dipendenti, il doppio rispetto alla Nuova Mg, che lavorano nel quartiere industriale di Bazzarola, alle porte di Reggio, dove generano un fatturato che nel 2014 era di 5,7 milioni di euro ma con margini risicati.

I dipendenti dell’azienda reggiana sono stati ridotti di numero dopo l’accordo trovato con la Fiom-Cgil di Reggio. Parliamo di una contrattazione durata alcuni mesi, giunta ora in porto con l’apertura di una procedura per la mobilità incentivata, che ha permesso la fuoriuscita di una decina di addetti, snellendo così la pianta organica evitando duri contraccolpi. Nel frattempo è giunta la proposta della Poncial, che a inizio marzo 2016 ha affittato il ramo produttivo dell’azienda reggiana, della quale era stata anche fornitrice. Il progetto industriale di Malcotti prevede un recupero dei volumi produttivi con la possibilità per i trentini di mettere un piede nella filiera del distretto oleodinamico, trainato dai colossi reggiani del settore. «C’era un’unica possibilità di salvezza e l’abbiamo colta centrando tre importanti obiettivi - racconta Bernardo Cocuzzo della Fiom - Abbiamo difeso il sito produttivo di Reggio Emilia, gestito al meglio l’impatto occupazionale in un mercato del lavoro molto difficile e difeso la retribuzione collettiva. L’azienda sta lavorando con l’obiettivo di evitare il ricorso ad altri ammortizzatori».

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