Aemilia, nessuno sconto di pena per il pentito Giglio
La Procura chiede ancora vent'anni di carcere per l'imprenditore di Montecchio diventato collaboratore di giustizia. Il gup ha deciso: nessun interrogatorio
BOLOGNA. Giuseppe Giglio, imputato nel processo di 'ndrangheta "Aemilia" in corso a Bologna, non sarà sottoposto a interrogatorio nell'udienza del rito abbreviato. Il Gup Francesca Zavaglia ha infatti rigettato l'istanza dell'imprenditore calabrese, da poche settimane divenuto collaboratore di giustizia.
La richiesta era stata fatta nella scorsa udienza dal nuovo difensore, avvocato, Luigi Li Gotti, che aveva prodotto i verbali con le trascrizioni delle sue prime dichiarazioni, fatte dopo la scelta di collaborare. Secondo quanto si apprende il giudice, nell'ordinanza letta nell'aula a porte chiuse, avrebbe rigettato la richiesta di interrogatorio di
Giglio, non ravvisando l'assoluta necessità di assunzione della prova ai fini della decisione.
Contro l'accoglimento dell'istanza si erano espressi i difensori di alcuni imputati, tra cui gli avvocati, Gaetano Insolera e Tommaso Guerini. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.13250460:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2016/04/06/news/aemilia-il-pentito-giglio-volevano-ammazzarmi-per-soldi-1.13250460]]
Per Giglio, inoltre, non c'è stata richiesta di nessuno sconto di pena. Nella loro replica, i pm hanno confermato la richiesta di 20 anni di carcere. L'imprenditore di Montecchio è ritenuto uno degli organizzatori dell'associazione mafiosa portata alla luce dall'inchiesta. Respinta anche in questo caso l'auspicio di Li Gotti.
Il legale del collaboratore di giustizia auspicava per il suo assistito il riconoscimento della speciale attenuante prevista per la collaborazione. Su questo punto, sempre a quanto si apprende, i pm si riservano di decidere al momento dell'appello se chiedere o meno il riconoscimento dell'attenuante
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