Istigazione al terrorismo ancora guai per Aleotti
Il reggiano convertito all’Islam è finito in un’indagine della Dda di Catania Secondo le accuse il 33enne e altre due persone avrebbero inneggiato all’Isis
REGGIO EMILIA. Il reggiano di 33 anni Luca Aleotti è finito ancora nei guai per le sue prese di posizione sui social network. Il convertito all’Islam, già amministratore del gruppo Facebook “Musulmani d’Italia”, recentemente chiuso per le minacce alla cronista del Carlino Benedetta Salsi, ha subito nuovamente una perquisizione domiciliare nell’ambito di un’inchiesta coordinata questa volta dalla Dda di Catania. L’ipotesi di reato è istigazione a delinquere, la stessa per la quale lo indaga la Dda di Bologna.
Per gli inquirenti siciliani Aleotti, insieme ad altre persone, avrebbe sostenuto sul web l’ideologia dell’Isis, un’accusa che il diretto interessato ha già smentito in passato tramite il suo legale Nicola Gualdi.
La nuova indagine è partita dalla polizia postale di Catania, che ha monitorato le comunicazione di tre persone, oltre al reggiano anche uno studente marocchino di 20 anni residente a Torino e un impiegato di 37 di Siena con precedenti per spaccio, ricettazione, resistenza a pubblico ufficiale e stalking. La perquisizione è scattata martedì della scorsa settimana su richiesta della Dda di Catania.
Le indagini sono state avviate dal compartimento polizia postale siciliana, con il coordinamento del Servizio polizia postale di Roma, in seguito al monitoraggio della rete finalizzata al contrasto del terrorismo internazionale.
Il reggiano era finito nel mirino per dei post su Facebook dove si faceva portavoce della sua visione dell’Islam. Per gli apparati di sicurezza le espressioni utilizzate dal giovane rappresentano un appoggio all’ideologia di gruppi violenti. Toccherà ai giudici, che eventualmente saranno investiti della questione, stabilire se siamo di fronte ad opinioni, più o meno discutibili, o invece a una vera e propria istigazione a delinquere.
Uno degli aspetti che ha sicuramente destato i sospetti degli inquirenti è il fatto che il reggiano abbia usato come foto per il suo profilo Facebook una bandiera nera con la professione di fede islamica. Il vessillo nero è diventato tristemente famoso con l’Isis ed altri gruppi estremisti, ma Aleotti ha replicato ricordando che la bandiera nera appartiene storicamente alla tradizione musulmana. Dunque non ci sarebbe alcuna volontà di sostenere il Califfato di al-Baghdadi.
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