Gazzetta di Reggio

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Il commosso addio al patron del tennis reggiano Paolo Gallingani

di Luigi Vinceti
Il commosso addio al patron del tennis reggiano Paolo Gallingani

I funerali nella chiesa di San Pietro, «Paolo ci ha lasciato in eredità un insegnamento: non esistono avversari ma persone che aiutano a farci conoscere meglio»

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REGGIO EMILIA. «Paolo ci ha lasciato in eredità una pallina gialla. Non per usarla come soprammobile ma perché ci serva a misurarci con chi ci sta di fronte. Il quale non va considerato un avversario bensì uno che aiuta a farci conoscere meglio. Frustate sempre quella palla, sino alla fine, ma soltanto per pura passione e per gioco». E' uno dei pensieri risuonati ieri dall'altare della chiesa di San Pietro nel corso della cerimonia funebre di Paolo Gallingani morto mercoledì alla vigilia degli ottant'anni.

Il tempio si è riempito di centinaia di amici, conoscenti, estimatori, appassionati e rappresentanti dei circoli della città e della provincia, che hanno voluto partecipare al congedo dell'ex arbitro, giudice federale, storico del tennis. Un addio affettuoso in perfetta sintonia con la frase riportata nella foto ricordo che reca scritto: “Non piangete la mia assenza, sentitemi vicino e parlatemi ancora. Sto organizzando un torneo con gli angeli e con gli altri tennisti. Io vi amerò dal cielo come vi ho amati in terra”.

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E' a questo suo amore per la vita e per lo sport che hanno fatto riferimento dall'altare don Eleuterio Agostini e don Pietro Adani che hanno concelebrato il rito religioso con monsignor Tiziano Ghirelli affiancati dall'accolito Carlo Incerti. Quest'ultimo ha ricordato gli anni di gioventù trascorsi da Gallingani in quel di Bagnolo in Piano. Comprensibili l'emozione e la commozione della moglie Alfreda, della figlia Gloria che con Giovanni, fratello di Paolo, hanno ricevuto in prima fila un abbraccio collettivo. Intanto il tempio veniva illuminato a giorno e invaso da una cascata di note proposte dall'organista Franco Galloni. Un congedo sorridente, un addio consolatorio, una condivisione serena del dolore per un uomo - ecco un altro pensiero espresso nel corso della cerimonia - che ha servito fedelmente lo Stato ed ha trasmesso il senso migliore dello sport inteso come scuola di vita, insegnamento delle regole, rispetto di chi si misura con noi.

Dunque un inchino all'uomo ed allo sportivo al quale si sono uniti gli amici di piazza del Monte («Ora il suo posto è rimasto vuoto»), presidenti e direttori dei club della racchetta, la famiglia Cimurri. Per espressa volontà della famiglia del defunto le donazioni a ricordo verranno destinate alle opere parrocchiali. Poi la cerimonia è proseguita in forma privata e la salma è stata trasportata, per la tumulazione, nel cimitero di Castelnuovo Sotto, paese nel quale Paolo Gallingani era nato.

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