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IL CONVEGNO

Storchi: «La violenza fu arginata dai partigiani»

di Luciano Salsi
Storchi: «La violenza fu arginata dai partigiani»

REGGIO EMILIA. La guerra, per sua natura, impone la legge del più forte. Nondimeno durante la Resistenza i partigiani cercarono di porre un argine non solo alla sopraffazione nemica, ma anche agli...

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REGGIO EMILIA. La guerra, per sua natura, impone la legge del più forte. Nondimeno durante la Resistenza i partigiani cercarono di porre un argine non solo alla sopraffazione nemica, ma anche agli abusi e agli arbitri dei propri compagni. E' la tesi che Massimo Storchi, direttore del polo archivistico reggiano, ha sostenuto ieri a Modena, nella sala Ulivi, nella prima giornata del convegno internazionale su "Violenza e legalità nel 1945-46 a Modena e Reggio Emilia" organizzato da Istoreco, dall'Istituto storico modenese e dall'Istituto Parri di Bologna, in collaborazione con l'Istituto per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia e col contributo della Regione Emilia-Romagna e della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena.

La sua relazione, “Regole, giustizia e violenze nel mondo partigiano", s'è avvalsa della documentazione relativa ai tribunali partigiani istituiti dal Comando unico reggiano. Quel materiale non era stato finora utilizzato per la ricerca storica perchè finito fra le carte delle successive corti d'assise. «I capi della Resistenza - ha detto Storchi - avvertirono la necessità di creare una propria giustizia nei confronti non solo del nemico, ma anche della popolazione e degli stessi partigiani. Erano coscienti della necessità di limitare la violenza per affermare una nuova legalità in un contesto estremamente difficile. I loro tentativi furono complessi ed ebbero esiti diversi a seconda delle zone e dei momenti».

Sono note le divergenze tra le brigate garibaldine a guida socialcomunista e le Fiamme Verdi cattoliche sul modo di condurre la guerra civile. «In certi casi - osserva Mirco Carrattieri di Istoreco - Pasquale Marconi, comandante delle Fiamme Verdi, protestò per il trattamento dei prigionieri, ma nella maggior parte dei casi i tribunali partigiani deliberarono all'unanimità. Essi operarono dall'ottobre del 1944 all'aprile del 1945, dipendevano dal comando unico della Resistenza e ne rappresentavano tutte le componenti idealogiche».

E' diverso il quadro dell'immediato dopoguerra, quando tante vendette colpirono i fascisti. «Sono state sparate - obietta Carrattieri - cifre incredibili. In realtà dopo il 2 maggio 1945 in provincia di Reggio furono uccise circa 500 persone, da 10 a 15 mila in tutta l'Italia. Ci furono più morti in Piemonte che nell'Emilia rossa. Fu un fenomeno comune a tutta l'Europa occupata dai nazifascisti». Il convegno continuerà per tutta la giornata odierna e domani mattina a Reggio nella sala convegni dell'hotel Posta. Oggi i relatori tratteranno della violenza insurrezionale e postinsurrezionale in diverse zone del Nord-Italia. Domani interverranno, fra gli altri, i reggiani Mirco Carrattieri, Antonio Canovi e Alberto Melloni.

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