Giglio, no all’interrogatorio «Presto nuove rivelazioni»
Respinta dal gup la richiesta di Luigi Li Gotti, l’avvocato difensore del pentito «La sua collaborazione continua». La Procura torna a chiedere 20 anni di carcere
BOLOGNA. «Siamo ancora in una fase di discussione e sulla pena deciderà in ogni caso il giudice. Senza dimenticare che ci sarà anche l’appello, con altri verbali che ora non ci sono. Dopo la sentenza, prevista per il 22 aprile, ci saranno altri interrogatori, anche sulla sua collaborazione. E la possibilità di utilizzare tutto il materiale si avrà soltanto in appello». Così Luigi Li Gotti, difensore di Giuseppe “Pino” Giglio, commenta quanto emerso ieri nell’aula Bachelet della Corte d’appello di Bologna, in occasione della nuova udienza per i riti abbreviati del processo contro la ‘ndrangheta. Nessuna rimodulazione delle richiesta di pena da parte dei pm. Almeno per il momento. E nessun interrogatorio per l’imprenditore di Montecchio, il primo pentito di Aemilia, considerato la cassaforte della cosca, che ha deciso di collaborare con la giustizia. Il gup Francesca Zavaglia ha infatti rigettato l’istanza dell’imprenditore di origine calabrese.
La richiesta di interrogatorio era stata fatta nell’udienza di mercoledì proprio dal suo nuovo avvocato, Luigi Li Gotti, che aveva anche prodotto i verbali con le trascrizioni delle sue prime dichiarazioni, fatte dopo la scelta di collaborare. Una richiesta per la quale il gup aveva rimandato la decisione all’udienza di ieri. E, nell’ordinanza letta nell’aula a porte chiuse, il giudice avrebbe rigettato l’istanza, non ravvisando l’assoluta necessità di assunzione della prova ai fini della decisione.
Contro l’accoglimento dell’istanza si erano espressi i difensori di alcuni imputati, tra cui gli avvocati, Gaetano Insolera e Tommaso Guerini. L’interrogatorio di Giglio, infatti, avrebbe avuto come possibile conseguenza una nuova discussione delle posizioni degli altri imputati in abbreviato: 71 in totale, per i quali la Procura ha chiesto pene fino a 20 anni. Senza interrogatorio, le dichiarazioni rese dal pentito potranno essere usate invece solo nei suoi confronti.
Per Giglio, inoltre, non c'è stata richiesta di nessuno sconto di pena. Nella loro replica, i pm della Dda, Marco Mescolini e Beatrice Ronchi, hanno confermato la richiesta di 20 anni di carcere. L’imprenditore di Montecchio è ritenuto uno degli organizzatori dell’associazione mafiosa. Respinto anche in questo caso l’auspicio dell’avvocato Li Gotti, che nella sua arringa difensiva aveva mostrato perplessità nel considerare Giglio uno degli organizzatori.
Per Li Gotti, già difensore di pentiti come Tommaso Buscetta, Giovanni Brusca, Francesco Marino Mannoia e Gaspare Mutolo, l’imprenditore di Montecchio sarebbe stato solo «partecipe» dell’organizzazione, per la quale era stato «un cooptato successivo, per una specifica attività, quella di un sistema di false fatturazioni che lui utilizzava già per i fatti suoi». Il legale del collaboratore di giustizia auspicava per il suo assistito il riconoscimento della speciale attenuante prevista per la collaborazione. Su questo punto, i pm si sarebbero riservati di decidere al momento dell’appello se chiedere o meno il riconoscimento dell’attenuante. (e.spa.)
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