«Non mi faccio dire che sono mafioso»
Il ministro Delrio, dopo l’esposto presentato in Procura, lancia l’affondo al M5s: «Chi dice questo rinunci all’immunità»
REGGIO EMILIA. «Io non mi faccio dire che sono mafioso, perché ho dei figli. Il fatto che un comitato di affari mi ritenga un pericolo mi onora». E ancora: «Ho presentato in Procura un esposto contro ignoti». Torna a chiedere la verità sul presunto dossier fotografico emerso nelle intercettazioni dell’inchiesta Tempa Rossa, per il quale ieri ha presentato l’annunciato esposto in Procura. E lo fa ribadendo che la sua presenza a Cutro, tirata in ballo nelle carte dell’inchiesta di Potenza e sulla quale nel 2012 è stato già ascoltato dalla Dda di Bologna come persona informata dei fatti, è stata una visita fatta ufficialmente nelle vesti di sindaco di Reggio Emilia, dal momento che le due città sono gemellate. Ospite ieri sera anche della trasmissione televisiva di La7, Otto e mezzo, il ministro alle Infrastrutture, Graziano Delrio non si tira indietro di fronte alla bufera sollevata dalla telefonata intercettata fra Gianluca Gemelli, imprenditore sotto indagine ed ex compagno del dimissionario ministro Federica Guidi, e Valter Pastena, ex dirigente della Ragioneria della Stato e poi consulente del Ministero dello Sviluppo Economico.
È il 29 gennaio 2015. Solo il giorno prima, a Reggio era scattato il maxi blitz dell’operazione Aemilia. Al telefono, Pastena racconta di aver ricevuto un «regalo in ufficio», portato dai «carabinieri»: «Hai visto il caso di Reggio Emilia? Finito sto casino, usciranno le foto di Delrio a Cutro, con i mafiosi. I Cutresi, quelli della ’ndrangheta... Te l’ho detto perché chi ha fatto le indagini è il mio migliore amico e adesso ci stanno le foto di Delrio con questi...».
Una presunta opera di dossieraggio sulla quale ora l’ex sindaco punta ad andare fino in fondo. «Ci sono decine di foto di me con prefetti antimafia, sindaci antimafia, operatori della Locride che combattono la mafia, procuratori. Non sono mai stato né sono ricattabile e non ho foto da nascondere – aggiunge il ministro, che tornerà domani a Reggio Emilia – Chiedo che la magistratura faccia luce. Ragiono come un qualsiasi cittadino: di fronte a menzogne e calunnie chiedo la verità». Il Ministro ha detto di voler sapere, attraverso le indagini che seguiranno all'esposto, «se vi sono realmente state attività dei Carabinieri o di altri organi investigativi che abbiano dato a comitati di affari elementi informativi contro un Ministro o un qualsiasi cittadino». Secondo Delrio, «chi attacca le istituzioni fa il male del Paese». Ed è per questo che considera giusta la querela del Pd a M5s: «In Italia ci sono onesti che attraversano i partiti: ci vorrebbe un’alleanza vera, perché il nostro Paese è afflitto dalla corruzione. Non è il tempo per dire che i ministri sono mafiosi, chi dice queste cose deve rinunciare all’immunità parlamentare e ripeterle nelle aule dei tribunali. Io non mi faccio dire che sono mafioso». Intercettazione sulla quale vogliono far luce anche le forze dell’ordine. È il Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri a voler vederci chiaro, auspicando «che possano essere immediatamente chiarite le affermazioni concernenti presunti incontri tra il consigliere del Ministero dello Sviluppo Economico, Pastena, e un carabiniere che avrebbe partecipato all'attività d'indagine svolta negli anni scorsi anche nel territorio di Reggio Emilia». Il Comando generale, inoltre, «esclude qualsiasi rapporto tra vertici dell'Arma dei Carabinieri con lo stesso consigliere Pastena, salvo quelli imposti da ragioni formali e istituzionali connesse al precedente incarico di questi quale Direttore dell'Ufficio Centrale del Bilancio presso il Ministero della Difesa».
Sul presunto dossieraggio, la presidente della Commissione antimafia, Rosi Bindi, ha fatto sapere che «faremo le nostre verifiche, anche se sarà la magistratura a indagare, considerato che il ministro, giustamente, ha fatto un esposto». (e.spa.)
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