Gazzetta di Reggio

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Giovanni Fagioli, l’impero tra affari milionari e debiti

di Enrico Lorenzo Tidona
Giovanni Fagioli, l’impero tra affari milionari e debiti

Nel 2010 la vertenza sulle retribuzioni dei facchini Gfe alla Snatt di Campegine Poi la maxi ristrutturazione del debito da 280 milioni di dollari per la Finaval

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REGGIO EMILIA. È azionista o consigliere di 25 società solo in Italia che hanno un giro d’affari aggregato di quasi 300 milioni di euro e quasi 800 dipendenti al 2014. Attraverso questa galassia di società gestisce anche uno degli imperi navali più rilevanti nel panorama nazionale, con diramazioni all’estero. Le sue navi solcano infatti i mari internazionali tramite l’attività della Finaval spa, società con sede legale a Roma e quella operativa a Castelnovo Sotto, da dove Giovanni Fagioli è partito, un po’ in sordina, tornando in questi giorni agli onori delle cronache nazionali perché compreso nella lista dei Panama Papers. Il presidente della Snatt di Campegine insieme al suo braccio destro Gabriele Benfenati è uno dei due reggiani coinvolti nello scandalo portato a galla in Italia dall’Espresso che accende un faro sulla rete di società off shore che coinvolge i potenti di mezzo mondo. Dallo studio Mossack Fonseca di Panama sono trapelati 800 nomi: 12 gli emiliano romagnoli, due i reggiani. Proprio la Snatt rappresenta la storia più lacerante nel curriculum imprenditoriale di Fagioli: nel 2010 utilizzava circa 500 facchini della coop Gfe, che applicava condizioni salariali e normative molto inferiori al contratto nazionale di settore, scatenando una battaglia con i sindacati, che l’avevano nominata la “Pomigliano di Reggio”.

L’attività imprenditoriale di Fagioli ha molti snodi e interessi soprattutto oltre confine. In Italia è presidente di tante società come la Sebastian spa di Parma (7,8 milioni di fatturato 2014 e 16 dipendenti) o la Om Log spa di Milano (28,7 milioni di ricavi e 40 dipendenti).

Uno dei punti focali tra attività e investimenti è quello dei trasporti marittimi, che non si è mai fermato nonostante il mercato delle spedizioni abbia navigato in acque agitate. Appena un anno fa il gruppo Finaval ha concluso una maxi ristrutturazione del debito finanziario con le banche. Parliamo di una rimodulazione finanziaria di un debito complessivo di ben 280 milioni di dollari che ha visto coinvolti 15 istituti di credito nazionali e internazionali, tra cui Commerzbank, il gruppo Unicredit, il gruppo Mps, Bpm, il gruppo Intesa, Bnl, Bper, Bpv, Unipol e Ubi. L’accordo si basa su piano industriale e finanziario per il periodo 2013–2017 del gruppo di Giovanni Fagioli con l’ausilio dell’advisor finanziario Deloitte Financial Advisory Srl, di Roma ed è stato attestato e asseverato dallo Studio Laghi di Roma nel febbraio del 2015. Un piano di rientro di rilevanza internazionale sia per le cifre che per le implicazioni, ottica nella quale opera l’imprenditore reggiano, che con la sola Finaval dà lavoro a circa 130 marittimi e una quindicina di addetti come personale di terra.

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