Omicidio-suicidio in casa
Pensionato uccide la compagna con un colpo di pistola poi rivolge l’arma contro di sé
VETTO. Morti da almeno 48 ore, distesi sul letto nella camera al primo piano di via Piagnolo 14 – una delle prime case dell’omonima borgata di Vetto, su una stradina che da Buvolo porta a Rosano – e con una pistola accanto ai cadaveri.
E’ l’agghiacciante scena di una tragedia che si è consumata tra le mura domestiche, che al momento è senza un perché, scoperta nel tardo pomeriggio di ieri dai carabinieri della compagnia di Castelnovo Monti, intervenuti su sollecitazione di amici di una coppia del posto, che hanno telefonato al 112 preoccupati dal fatto che, da più di due giorni, non avevano loro notizie e vedevano sempre le finestre di casa maledettamente chiuse.
E la spiegazione è apparsa subito tragicamente chiara ai militari dell’Arma i quali, una volta entrati in casa, si sono trovati davanti i corpi senza vita del pensionato 63enne Giovanni Amedeo Cavecchi e della compagna 55enne Lidiya Kyrylenko, una donna ucraina arrivata in Italia per fare la badante della madre dell’uomo che, alcuni anni dopo la morte dell’anziana congiunta, l’ha uccisa con un colpo di pistola.
Con la stessa arma, poi, il 63enne ha deciso di farla finita, uccidendosi sullo stesso letto dove, probabilmente poco prima, giaceva il cadavere della compagna.
E’ questa la ricostruzione più plausibile, secondo gli investigatori, dopo un attento e minuzioso sopralluogo iniziato poco dopo le 17 di ieri e terminato a notte inoltrata. La posizione dei due cadaveri sul letto, e della stessa pistola, infatti,non lascerebbe spazio a dubbi sul fatto che a sparare sia stato Giovanni Amedeo Cavecchi.
Vivevano sotto lo stesso da diversi anni e, anche dopo la morte della donna che assisteva, pur avendo perso il lavoro, Lidiya Kyrylenko non aveva più lasciato quella casa, diventando la compagna dell’uomo che l’aveva assunta per curare la mamma.
Oltre ai carabinieri di Castelnovo Monti, guidati dal capitano Dario Campanella, sul luogo dell’omicidio-suicidio sono arrivati anche il comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Antonino Buda, e gli uomini della Scientifica, la Sezione rilievi del nucleo investigativo di Reggio Emilia.
Ad assistere in prima persona alle indagini, fino alle 23 di ieri sera, poco prima dell’arrivo del medico legale, c’era anche il sindaco di Vetto Fabio Ruffini, sconvolto da una doppia tragedia il cui movente appare ancora un mistero.
Secondo le prime testimonianze raccolte dagli investigatori, non ci sarebbero stati motivi tali per stroncare in modo così tragico la vita di questa coppia e per ora l’ipotesi più probabile è da ricondurre a un inspiegabile raptus di follia da parte dell’uomo.
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