Gazzetta di Reggio

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IL CONVEGNO AL POSTA

Violenze e giustizie sommarie la verità sul dopoguerra

di Luciano Salsi
Violenze e giustizie sommarie la verità sul dopoguerra

REGGIO EMILIA. Il cosiddetto “triangolo della morte”, compreso fra le province di Reggio e Modena, non fu l'unico teatro di giustizie sommarie e vendette dopo la Liberazione. Il convegno...

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REGGIO EMILIA. Il cosiddetto “triangolo della morte”, compreso fra le province di Reggio e Modena, non fu l'unico teatro di giustizie sommarie e vendette dopo la Liberazione. Il convegno internazionale “Violenza e legalità nel biennio 1945-46”, che si è concluso ieri all'hotel Posta, contribuisce a sfatare questo luogo comune grazie alle relazioni di studiosi che hanno indagato i fatti dell'immediato dopoguerra in altre zone, da Udine a Milano, da Torino a Bologna e Parma e nell'insieme dell'Italia settentrionale. «Nella nostra provincia - sottolinea Massimo Storchi, direttore del Polo archivistico reggiano - si sono contate quasi 500 vittime, ma Torino ne ha avute 1600 e Treviso 650. Il furore popolare si scatenò contro i fascisti ovunque vi erano stati eccidi e torture, sia dove prevalevano i partigiani comunisti, sia dove erano maggioritari i cattolici o i monarchici». Storchi, quindi, ribadisce ciò che aveva detto giovedì a proposito dei tentativi del Cln, dove era rappresentato anche il Pci, di porre un argine alle violenze arbitrarie compiute dai combattenti e dalla popolazione civile: «Nelle prime settimane dopo la Liberazione non era ancora insediato nelle amministrazioni locali il Pci degli anni ’50. La popolazione insorse spontaneamente, sfogando il proprio odio in maniera indiscriminata. Dal settembre 1944 al 25 aprile 1945 il tribunale del Comando unico partigiano della nostra provincia aveva processato 300 imputati, fra cui molti civili accusati di spionaggio o di furto. Fu eseguita una ventina di fucilazioni. Diciannove prigionieri furono poi uccisi in aprile durante lo sganciamento dall'ultima azione di rappresaglia compiuta dai tedeschi. Dopo la Liberazione il Cln istituì la Corte d'assise straordinaria composta da magistrati di carriera e da giurati nominati dal Cln, che comminò ai fascisti più di tremila anni di carcere e 53 condanne a morte. Tuttavia il 22 giugno 1946 sopravvenne l'amnistia firmata da Togliatti. Furono eseguite sei sentenze capitali e i prigionieri furono liberati».

Interessante la testimonianza raccolta da Marco Minardi, direttore dell'Istituto storico di Parma: «Un ufficiale del Governo militare alleato riferisce che nei territori liberati mancava la legalità e i partigiani compivano un'epurazione rozza e sommaria, ma completa. Gli eccessi li attribuisce a giovani hooligans sedicenti comunisti e alla massa scatenata».

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