Hascisc e “maria”, le droghe ricreative
Dalle “canne” alla cocaina: le testimonianze uscite da un convegno del Ceis. Lo psicoterapeuta: conseguenze devastanti
REGGIO EMILIA. «Ci abbiamo messo due o tre anni per dare un nome ai problemi che erano sorti in casa con nostra figlia. Il passo più difficile è prendere consapevolezza e trovare gli interlocutori giusti». Claudio e Claudia, marito e moglie sessantenni (omettiamo il cognome per riservatezza), ricordano così la loro esperienza, emersa mercoledì sera, al Ceis, durante il convegno “Marijuana, hascisc e dintorni - Le conseguenze dell’uso ricreativo”, sulla base delle storie «delle numerosissime famiglie che sono giunte a noi e dei ragazzi sempre più giovani», ha sottolineato Eliseo Baroni davanti a un pubblico numeroso, in prima fila anche don Giuseppe Dossetti.
LA STORIA. Quando la figlia era appena 14enne, racconta Claudio, «mia moglie per prima ha capito che qualcosa non andava: era irritabile e aggressiva, dagli ottimi voti era passata al rifiuto totale della scuola. Insomma gli ingredienti classici di un uso di sostanze c’erano tutti».
I genitori hanno iniziato a frequentare il Cps (centro di prevenzione sociale), vincendo «la vergogna e la paura di essere riconosciuti; poi abbiamo convinto anche nostra figlia - prosegue il papà -. C’è voluto parecchio tempo per scoprire che la ragazza, da numerose canne, era passata all’extasy e all’eroina: non capivamo il perché di questo baratro, ci interrogavamo sul dove avevamo sbagliato». Ma quel primo approccio soft, di tipo relazionale, del Cps, è stato un mezzo fiasco, «perché nostra figlia prendeva impegni che puntualmente disattendeva: ad un certo punto, con il peggiorare del quadro, sono stati costretti ad alzare bandiera bianca e ad indirizzarci al Ceis». E in via Codro è iniziata la lenta risalita della giovane, che in pochi mesi ha accettato di andare in comunità e ora conduce una vita normale. Da parte sua la coppia si è impegnata all’interno del Ceis: Claudio e Claudia sono facilitatori dei gruppi di genitori e ogni mercoledì sera presiedono agli incontri Ama (auto mutuo aiuto), aperti al pubblico e a chiunque voglia informarsi. «Agli altri genitori dico che i primi a dover cambiare siamo noi: finché pensi di dover raddrizzare tuo figlio non vai da nessuna parte», conclude Claudio.
IL FENOMENO. Lo psicoterapeuta del Ceis Antonio Lanzoni è partito dalla distinzione dei cannabinoidi, vale a dire “maria” e hascisc accomunati dal Thc, con la premessa che «il principio attivo, oggi, è molto più concentrato di quello presente 10 anni fa». Lanzoni ha evidenziato che, tra le statistiche disponibili, è impressionante quella sui sequestri di droga del 2014: scende la cocaina (-18%), aumentano eroina (+5%), marijuana (+20%), anfetamine (+25%), ma è l’hascisc a fare il botto: +200%. E in arrivo dall’Inghilterra c’è lo skunk, un super cannabinoide sintetico che scatena la psicosi e che nel nord Europa ha spazzato via la cannabis vegetale.
A fumare hascisc e marijuana sono sempre più i giovanissimi, ragazzini delle medie, per una pluralità di fattori socio-ambientali, ha proseguito Lanzoni: «I ragazzini di oggi hanno genitori che a loro volta hanno fumato “canne”, quindi sono più tolleranti; è più facile trovarla (con cellulari e internet non è nemmeno necessario uscire) e ha un costo modico; infine la curiosità della pre-adolescenza, i processi imitativi, l’alibi conformistico “tanto fumano tutti”». Ma una cosa è fumare da adulti, un’altra a 13 anni, «quando la percezione del pericolo è molto minore» e le conseguenze sulla salute possono essere devastanti: diversi studi dimostrano che chi inizia a fumare da giovanissimo - e prosegue nel tempo - ha più probabilità di sviluppare disturbi psicotici, ha un quoziente intellettivo più basso, l’eventualità di causare incidenti stradali raddoppia.
COME SI CURA. Da chiarire che, nel caso dei giovanissimi, il cammino di cura prende il via sempre dagli adulti-baluardo e, ha rimarcato il dottor Fulvio Fantozzi, consiste in una combinazione di trattamenti medici, farmacologici e psicoterapeutici: «Quando famiglia, ragazzo ed esperti agiscono in sinergia, si guarisce: il recupero è alla portata di tutti, soprattutto quando l’età è così bassa».
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