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Delrio: «Maria Sergio di Cutro? Non lo sapevo»

Delrio: «Maria Sergio di Cutro? Non lo sapevo»

Il viaggio in Calabria e le origini della moglie di Vecchi nell’interrogatorio del 2012 dell’ex sindaco avvenuto davanti ai pm dell’inchiesta Aemilia

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REGGIO EMILIA  Su Maria Sergio: «È nata a Cutro, allora sì, questo non lo sapevo. Comunque lei è una dirigente di lungo corso, diciamo così, è stata prima dieci anni in Provincia e adesso è da noi». Sul viaggio a Cutro del 2009 e l’ipotesi che in quella circostanza siano state scattate fotografie: «Sicuramente, sì sì, parecchie come lei immagina in queste situazioni. Sia in Comune con tanti rappresentanti, sia per strada, molti mi salutavano, perché lì Reggio Emilia è vista un po’ come una città gemellata in senso vero, c’è molto calore e c’è molto affetto».

All’indomani dell’intercettazione sul presunto dossier fotografico contro il ministro alle Infrastrutture, Graziano Delrio, emerso nell’inchiesta di Potenza, dalle carte del processo Aemilia spuntano nuovi particolari sulle dichiarazioni rese dall’ex sindaco di Reggio Emilia ai pm della Dda di Bologna, dai quali fu ascoltato il 17 ottobre 2012 come persona informata sui fatti.

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«Io personalmente non ho mai avuto l’idea che la ’ndrangheta tentasse di infiltrarsi in una zona, in un appalto, o che tentasse di influenzare che ne so, un piano di riqualificazione urbana o robe del genere», afferma Delrio davanti ai pm.

GLI OMISSIS. Un verbale in parte già noto, ma nel quale erano presenti diversi omissis. Ed è proprio da alcuni di questi omissis – ora svelati – che emergono nuovi elementi che riaccendono la bufera politica. A cominciare dal M5s, che torna a chiedere in Parlamento le dimissioni di Delrio, tirando in ballo il fatto che il ministro davanti ai pm disse di non sapere che Maria Sergio, all’epoca dirigente del Comune e moglie dell’attuale sindaco Luca Vecchi, sia originaria di Cutro. Ai pm che gli chiesero se fosse a conoscenza di parentele tra la Sergio e imprenditori edili originari di Cutro, Delrio rispose: «No, non mi risulta».

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LA POLEMICA. Risposte sulle quali puntano ora il dito i parlamentari M5s, che già avevano sollevato un polverone sulla vicenda della casa di Masone, che Maria Sergio acquistò nel 2012 dalla M&F General Service srl di Francesco Macrì, imprenditore che il 28 gennaio 2015 finirà nel blitz dell’operazione Aemilia.

IL PIANO DI MANCASALE. Dal M5s, ora ricordano come nel luglio 2012 – qualche mese prima dell’audizione di Delrio davanti ai magistrati bolognesi – arrivò in consiglio comunale il piano urbanistico Tu-2 per la creazione di case e negozi a Mancasale, in cui erano coinvolti alcuni parenti della Sergio attraverso società ricondubili ai suoi zii, Giuseppe e Raffaele Turrà: parte di quegli atti amministrativi erano firmati proprio da Maria Sergio. E Luca Vecchi, all’epoca capogruppo Pd in consiglio, decise di astenersi dal voto. Sulla regolarità del piano, dal Comune hanno già replicato sostenendo che l’iter «è rispettoso delle leggi». Ma per il M5s è proprio per l’astensione di Vecchi che l’allora sindaco Delrio «non poteva non sapere» le origini della Sergio.

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IL DOSSIER. Ma nel verbale dell’interrogatorio davanti ai pm bolognesi, emerge anche un’attenzione da parte della Dda di Bologna sull’ipotesi che esistano fotografie del viaggio a Cutro del 2009, quando l’ex sindaco e attuale ministro si recò in Calabria per la processione del Crocefisso. Un dettaglio che assume nuova rilevanza alla luce delle carte dell’inchiesta di Potenza, dove è emerso il presunto dossier fotografico contro il ministro.

L’INTERCETTAZIONE. È il 29 gennaio 2015, il giorno successivo al maxi blitz dell’operazione Aemilia. L’intercettazione riguarda una telefonata tra Gianluca Gemelli, imprenditore sotto indagine ed ex compagno del dimissionario ministro Federica Guidi, e Valter Pastena, ex dirigente della Ragioneria della Stato e poi consulente del Ministero dello Sviluppo Economico: «Hai visto il caso di Reggio Emilia? – chiede Pastena – Finito sto casino, usciranno le foto di Delrio a Cutro, con i mafiosi. I Cutresi, quelli della ’ndrangheta... Te l’ho detto perché chi ha fatto le indagini è il mio migliore amico e adesso ci stanno le foto di Delrio con questi...». Sul presunto dossier fotografico, Delrio ha presentato un esposto in Procura a Roma, dove è stato aperto un fascicolo: «È giusto che gli italiani sappiano che non sono mai stato ricattato, né mi sento ricattabile e non ho nessuna foto da nascondere. Non mi faccio dire del mafioso», ha attaccato il ministro.

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IL VERBALE. Sull’esistenza di foto scattate a Cutro, vertono anche alcune domande che il pm dell’antimafia, Roberto Pennisi rivolge a Delrio nell’audizione del 17 ottobre 2012 a Bologna: «Sindaco, durante la visita a Cutro, ecco nel corso delle riunioni, è capitato anche che siano state fatte delle fotografie?». Una domanda alla quale Delrio risponde: «Sicuramente, sì sì, parecchie, come lei immagina in queste situazioni. Sia in Comune con tanti rappresentanti, sia per strada, molti mi salutavano, perché lì Reggio Emilia è vista un pò come una città gemellata in senso vero, c’è molto calore e c'è molto affetto». Il pm chiede ancora: «Durante pranzi e cene ne sono state anche fatte fotografie?». «È possibile - risponde l’ex sindaco - francamente non glielo so dire. Cioè francamente non lo ricordo...».

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Quanto al resto del viaggio a Cutro del 2009, sul quale anche il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti mostrò disappunto, Delrio ricorda di aver dormito «in un albergo vicino al.. al mare, cioè nella zona bassa di Cutro, non paese, Cutro Marina credo si chiami» e di aver avuto incontri con il sindaco, la segreteria locale del Pd e con un paio di famiglie «con cui siamo amici perché sono persone che abitano a Reggio Emilia vicino a casa mia». I pm chiedono se l’albergo dove dormì si trovi a Steccato di Cutro, località tornata recentemente alla ribalta delle cronache perché poco più di una settimana fa è andato a fuoco il residence Porto Kaleo. «Non lo ricordo qual era il nome esatto, in un albergo... – la risposta – ricordo bene che dormì lì perché non c’era riscaldamento e c’era freddo. Quindi... però insistettero molto che io dormissi lì invece che in paese». (e.spa.)

 

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