Si ipotizza un raptus di follia omicida
Non si esclude la pista della gelosia. I vicini sconvolti: «Tragedia inspiegabile, anche se lui a volte era un po’ strano»
VETTO. Un paese devastato dal dolore e dall’incredulità per una tragedia senza precedenti in questo territorio. Si sono risvegliati con questo stato d’animo, i residenti di Piagnolo, una frazione di Vetto con un numero di case che si conta sulle dita delle mani, che da sabato è sprofondata nell’orrore. Il 63enne Giovanni Amedeo Cavecchi, ex dipendente della Lombardini in pensione, è stato ritrovato senza vita sul letto della sua villetta assieme alla compagna 55enne Lidiya Kyrylenko, ucraina che per anni era stata la badante della madre dell’uomo. L’ipotesi su cui stanno lavorando i carabinieri di Castelnovo Monti – che stanno sentendo alcuni vicini di casa – è quella di un omicidio-suicidio. Secondo questa ipotesi, Cavecchi ha ucciso la compagna con un colpo di pistola. Con la stessa arma, poi, ereditata da uno zio e regolarmente detenuta, l’uomo ha deciso di togliersi la vita.
I due cadaveri ora sono alla Medicina legale del Policlinico di Modena, a disposizione del magistrato. I militari stanno cercando un movente alla follia con cui l’uomo ha ucciso la sua compagna. E stanno inoltre verificando quale fosse esattamente la natura della relazione fra i due. Non si esclude la pista della gelosia.
«I carabinieri mi hanno interrogata – dice Tatiana Novozhilova, che abita di fronte alla villetta dell’orrore e ha avuto l’arduo compito di dare la notizia della morte di Lidiya alle figlie, che abitano in Ucraina –. Avevo ottimi rapporti con Lidiya: io sono russa e parlavamo la stessa lingua. Inoltre, sono molto affezionata a quella casa. Non facevo proprio la badante di Maria, la madre di Cavecchi, prima di Lidiya, ma andavo spesso a trovarla, le tagliavo le unghie, le preparavo le torte. La accudivo. E lui con me non era mai stato pericoloso. Ciò che è accaduto è un fulmine a ciel sereno. Esprimo tutta la mia vicinanza alle figlie di Lidiya, Olga e Victoria, e al marito di Lidiya, Victor».
Stessa incredulità anche per Silvia Maggiali, che abita in via Piagnolo dal 2005. «Sono devastata da questa notizia. Mi tremano ancora le mani. Giovanni Amedeo parlava con tutti, anche se viaggiava spesso. Quando, sabato sera, ho visto le luci lampeggianti fermarsi davanti alla casa di Cavecchi, pensavo che Lidiya stesse poco bene, perché aveva problemi alle anche. Alzarsi e sentire di un omicidio a Piagnolo è sconvolgente. Cavecchi lavorava alla Lombardini come operaio, ma era andato in pensione in anticipo perché aveva gravi problemi di cuore. Lo ricordo come una brava persona: quando ero più giovane mi offriva sempre un passaggio in auto per accompagnarmi sul posto di lavoro». Ha un’opinione critica su Cavecchi, invece, Aurora Caviglia. «Io per un po’ di tempo sono stata una sorta di badante per sua madre, Maria. Poi è successo un episodio molto sgradevole: eravamo entrambi in un bar di Castelnovo Monti, io e Giovanni Amedeo. Io avevo un bicchiere di vino in mano e lui, senza motivo, me l’ha rovesciato addosso. Io a quel tempo non ho detto nulla perché avevo bisogno del lavoro, ma mi sono offesa per quell’atteggiamento».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
