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Anna Giulia rapita, genitori condannati anche nell’Appello

Anna Giulia rapita, genitori condannati anche nell’Appello

Anche l’Appello si è chiuso senza clamori, con la conferma della condanna ad otto mesi di reclusione per i coniugi Massimiliano Camparini e Gilda Fontana, che sei anni fa rapirono la loro figlioletta

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REGGIO EMILIA. Anche l’Appello si è chiuso ieri senza clamori, con la conferma della condanna ad otto mesi di reclusione per i coniugi Massimiliano Camparini e Gilda Fontana che sei anni fa rapirono la figlia Anna Giulia, a quel tempo affidata ad una comunità di Reggio dopo che al papà e alla mamma era stata sospesa la potestà genitoriale.

Un processo di secondo grado “vissuto” solo dagli addetti ai lavori (magistrati e avvocati): in aula non sono infatti presenti nè gli imputati, nè la tutrice della bimba (l’avvocatessa Sabrina Tagliati) che si è comunque costituita parte civile tramite l’avvocato Noris Bucchi. In udienza sono quindi risuonate solo le parole in punta di diritto: un “gelo” che di colpo “raffredda” tensioni e polemiche (rimbalzate fra lacrime e parole grosse anche sulla tv di Stato) che hanno contraddistinto questa storia non facile e sofferta da qualsiasi parte la si analizzi. La conferma della sentenza emessa a Reggio dal giudice Cristina Beretti (che concesse le attenuanti generiche) è stata chiesta sia dal procuratore generale, sia dal legale di parte civile: «Una sentenza con nessun punto debole – ha poi sintetizzato a fine udienza l’avvocato Bucchi – quindi inattaccabile. Giusto, quindi, confermarla».

Di diverso avviso l’avvocato difensore Francesco Miraglia che in soldoni ha rimarcato come i genitori nel marzo 2010 non volevano commettere nessun sequestro di persona, ma solo fare una vacanza con la piccola. Una tesi difensiva che non ha fatto breccia nel convincimento della seconda sezione penale della Corte d’appello, che ha rigettato il ricorso dei coniugi Camparini, confermando così la precedente condanna. Confermata anche la richiesta simbolica di un euro come risarcimento-danni.

I motivi rimangono intatti: «La cura dei propri figli è un dovere dei genitori – rimarca da sempre il legale che rappresenta la tutrice – ma non ne possono disporre unilateralmente: non tutti i genitori sono idonei e per il controllo del loro agire sono state stabilite delle regole. In tal senso il provvedimento del tribunale per i minorenni è legittimo e i genitori commisero una sottrazione vera e propria, togliendo la bimba dall'ambiente dove doveva stare per il suo bene».

Anna Giulia (che ora ha 10 anni e vive con la famiglia affidataria) venne rapita dai genitori una prima volta nel 2010 (la fuga in Slovenia e la riconsegna della piccola dopo 4 giorni alla Mobile), con un delicato “bis” nel luglio 2011 a Marina di Massa (condanna già scontata dalla coppia). Resta ora da capire se per il primo sequestro vi sarà un’ultima “tappa” giudiziaria in Cassazione.

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