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Lambruschi reggiani premiati al Vinitaly

Lambruschi reggiani premiati al Vinitaly

Festeggiati anche i primi quarant’anni di storia della Venturini Baldini di Quattro Castella

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REGGIO EMILIA. Ottimo successo dei vini reggiani al 50esimo Vinitaly di Verona che anche quest'anno in occasione della prestigiosa kermesse internazionale ha organizzato un tradizionale concorso enologico. Fra i 2.700 vini iscritti al concorso e provenienti da 27 nazioni sono stati premiati anche 7 Lambruschi della provincia di Reggio Emilia. Fra questi uno spumante metodo Charmat, 3 Rosati e 3 vini biologici apprezzati per l'assenza di solfiti od il loro tenore particolarmente ridotto. A conquistare il palato delle commissioni di assaggio e a soddisfare i rigidi parametri di valutazione imposti dal regolamento di quest'anno sono stati il "Modena Doc Lambrusco Spumante Extra Dry Rosato 'Righi' 2015" di Cantine Riunite & Civ, il "Colli di Scandiano e di Canossa Dop Lambrusco Rosato Frizzante Secco 'Rosaspino' 2015" di Emilia Wine, il "Reggiano Doc Lambrusco Frizzante Secco 'Concerto' 2015" di Medici Ermete & Figli ed il "Reggiano Doc Lambrusco Frizzante Secco 2014" di Donelli Vini. Nella categoria "Senza solfiti aggiunti” hanno poi conquistato il massimo riconoscimento due vini dell'Azienda Garicola "Ca de Noci" di Quattro Castella. Si tratta di "Emilia Igt Bianco Frizzante Vino Biologico 'Le Rose' 2014" e "Emilia Igt Bianco Vino Biologico 'Nottediluna' 2013".

Nella categoria a basso tenore di solfiti invece, valori non superiori a 40 mg./litro, è stato attribuito un premio al "Reggiano Dop Lambrusco Rosato Secco Frizzante Vino Biologico 'Suoli Cataldi' 2014" dell'Azienda Agricola "Podere Giardino" di Reggio Emilia. Degna di nota poi la presentazione in grande stile della “prima” nazionale del nuovo corso di Venturini Baldini di Roncolo di Quattro Castella che quest’anno festeggia i quarant’anni di storia. La vetrina è stata la prestigiosa sede Tailor’s &Ties a Verona.

«Se dovessi descrivere questo progetto in tre parole chiave, direi: territorio, territorio, territorio - spiega il winemaker Carlo Ferrini - è un progetto impensabile in un altro ambiente perché affonda le sue radici nell’habitat naturalistico dei suoi vigneti, nella tradizione che è l’asse portante dell’identità di cantina. L’unicità sta nell’essere marcatore del territorio, un vino in simbiosi con la biodiversità del parco».

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