Gazzetta di Reggio

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«Appalto revocato, più chiarezza»

Sant’Ilario, il caso dell’interdittiva alla ditta suscita le richieste dell’opposizione

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SANT’ILARIO. Nei giorni scorsi è avvenuta la presa di posizione del Movimento 5 Stelle di Reggio Emilia, riportata dai giornali, relativa alla revoca di un appalto da parte del Comune di Sant’Ilario d’Enza. Secondo Ivan Cantamessi, consigliere M5S a Reggio Emilia, l’amministrazione comunale santilariese, ricevuta dal prefetto l’interdittiva a carico della ditta, avrebbe operato con eccessiva lentezza, impiegando ben nove mesi per arrivare alla revoca dell’appalto. Il sindaco, di contro, si difende affermando che i mesi impiegati sono stati solo due.

«In questi tempi – afferma Marco Orlandini, capogruppo di “Cambia Sant’Ilario” – data l’attenzione e la sensibilità sul tema della lotta alla mafia, ci saremmo aspettati che il sindaco Moretti utilizzasse il consiglio comunale di lunedì scorso per chiarire la posizione dell’amministrazione comunale e per sgombrare il campo da ogni possibile dubbio. Invece niente, come se nulla fosse successo. Ci ha pensato il consigliere Alberto Iotti, a nome del gruppo “Lavorare per Sant’Ilario”, a ricordare il tema, proponendo, in corso di seduta, un ordine del giorno urgente nel quale si impegnava il sindaco e la giunta “a inserire nel prossimo consiglio comunale un punto all’ordine del giorno in merito allo svolgimento dell’iter procedurale”Come di solito avviene per le proposte delle minoranze, si è sollevato il ponte levatoio: prima di tutto – prosegue Orlandini – il sindaco ha effettuato un tentativo, alquanto goffo, di dichiarare l’ordine del giorno inammissibile. Motivo: il rispetto della privacy! Abbiamo fatto presente che non si chiedeva di entrare nel merito del contenuto delle accuse rivolte alla ditta esecutrice dei lavori o di singoli atti; l’ordine del giorno chiedeva solo di ricostruire l’andamento del procedimento. Se uno accusa il Comune di ritardo, in una circostanza grave come questa, non è doveroso che si chiarisca, a tutto il Consiglio e ai cittadini, il perché i mesi sono due e non nove e che l’operato è stato assolutamente corretto? Quale privacy si viola? Nuova chiusura del sindaco, che ha affermato che quello detto ai giornali era il massimo livello di approfondimento che si poteva ammettere. Dato che il consigliere Iotti non ha accettato questa risposta, e noi con lui, alla fine il sindaco ha pensato che tanto valeva votare l’ordine del giorno, in questo modo smentendo se stesso, che fino a un momento prima lo aveva dichiarato inammissibile. Quindi si è votato e, naturalmente, maggioranza compatta a difesa del fortino accerchiato e richiesta respinta. A nostro giudizio, un’altra occasione persa dalla maggioranza per dimostrare apertura e desiderio di confronto: se non c’è nulla da nascondere, perché rifiutarsi di parlarne apertamente? L’intenzione nostra non era quella di pescare nel torbido. Abbiamo letto gli atti e non abbiamo trovato motivi che ci inducessero a pensare a un comportamento scorretto, o peggio ancora illegittimo da parte del Comune. Proprio per questo – conclude Orlandini – ritenevamo doveroso chiarire il tutto pubblicamente, nell’interesse di tutti i consiglieri, di maggioranza e di minoranza, del sindaco e della giunta».

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