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operazione HOUSE OF CARDS

Fatture false per milioni in tre rinviati a giudizio

REGGIO EMILIA. Il processo connesso all’inchiesta denominata “House of cards” su un giro di fatture false si è ieri definitivamente biforcato. Sono stati infatti rinviati a giudizio dal gup Angela...

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REGGIO EMILIA. Il processo connesso all’inchiesta denominata “House of cards” su un giro di fatture false si è ieri definitivamente biforcato.

Sono stati infatti rinviati a giudizio dal gup Angela Baraldi – il procedimento partirà l’8 giugno – sia i fratelli Enzo e Giovanni Macario (il primo è difeso dai legali Carmine Migale e Giuseppe Migale Ranieri, il secondo dall’avvocato Giacomo Fornaciari), sia Eugenio Sergio (assistito sempre dal legale Migale Ranieri). I due fratelli cutresi sono accusati di associazione a delinquere e di emissioni di fatture per operazioni inesistenti. Inoltre su Enzo Macario e su Eugenio Sergio pendono altre due pesanti imputazioni (per estorsione ed usura).

Nel primo troncone hanno invece optato per il rito abbraviato il commercialista Giuseppe Nardo (difeso dagli avvocati Luigi Colacino ed Antonio Drogo) ma anche Salvatore Cappa (coinvolto pure nel maxi processo di mafia “Aemilia”), mentre punta sul patteggiamento Marco Carretti (assistito dai legali Claudio ed Annalisa Bassi).

L'indagine aveva preso avvio nel 2014 dalla denuncia di una mamma: aveva assistito all'aggressione del figlio. Gli investigatori scoprirono un mondo sommerso, contatti tra il giovane ed Eugenio Sergio, da una parte, ed Enzo Macario dall'altra. La vittima alla fine aveva raccontato che aveva chiesto loro del denaro, perchè affogato dai debiti di gioco. Era finito, però, strangolato dall'usura. Eugenio Sergio, a fronte di un debito di 7mila euro, dopo quattro giorni si era fatto restituire 7.700 euro, poi di un altro prestito da 7mila euro 16mila, per tassi del 912,50% e 298,91%. Somme che si accompagnavano a minacce: «Se non mi porti i soldi, ti sparo in bocca...». Non è la sola cosa che scoprono gli investigatori. Le intercettazioni rivelano l'esistenza di una società, la Full Trade. Creata, secondo chi indaga, al solo scopo di emettere fatture per operazioni inesistenti. Era Carretti il legale rappresentante. Ma per gli investigatori era solo la "testa di legno". Quello che si occupava di prelevare dai vari sportelli bancomat, in modo da monetizzarli, i bonifici delle società compiacenti. Per poi consegnarli a chi, effettivamente, dirigeva la Full Trade: i fratelli Macario e Salvatore Cappa. Si parla, in un anno, dell'emissione di fatture false per 1.883.777,33 euro. E' in questo giro di fatture che spunta il nome del commercialista.

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