Gazzetta di Reggio

Reggio

«Lucrezia, un bocciolo reciso prima di fiorire»

di Franco Dallasta
«Lucrezia, un bocciolo reciso prima di fiorire»

Casalgrande: tanta gente, anche fuori dalla chiesa, per i funerali della ragazza di 21 anni morta nell’incidente di domenica mattina

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CASALGRANDE. «Lucrezia non aveva ancora avuto il tempo di completare la ricerca della sua vita: come un bocciolo è stato reciso prima della fioritura completa, ma questo non ne ha tolto la bellezza e il profumo. Se questa è stata la volontà di Dio, significa che Dio amava la bellezza e il profumo di quel bocciolo». La frase del parroco don Simone Franceschini durante l’omelia, ha toccato profondamente tutti coloro che, ieri pomeriggio, hanno partecipato ai funerali di Lucrezia Lombardi, la ragazza di 21 anni, morta nel tragico schianto di domenica mattina.

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Quando il carro funebre che portava il feretro di Lucrezia è arrivato davanti alla chiesa della Madonna del Lavoro, questa era già strapiena di fedeli e tantissima gente non è nemmeno riuscita ad entrare, ascoltando la celebrazione dalle porte lasciate aperte.

Una grande folla, diverse centinaia di persone, composta soprattutto da giovani e giovanissimi, amici di Marisa (così veniva chiamata abitualmente Lucrezia ndr.) e compagni di scuola dell’Istituto Zanelli di Reggio che la ragazza aveva frequentato fino all’anno scorso, ha atteso l’arrivo del feretro davanti alla chiesa in un commosso silenzio, rotto soltanto dai singulti di pianto delle amiche.

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Tra di loro non c’era Alessia Barbieri, che domenica mattina era sull’auto con Lucrezia al momento dello schianto contro un albero: avrebbe voluto esserci a tutti i costi - dicono le amiche - ma o medici e i familiari non hanno voluto che lasciasse l’ospedale Santa Maria Nuova dove è ancora ricoverata per le varie contusioni riportate, ma anche per evitarle un ulteriore shock alla vita della bara dell’amica morta. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.13279852:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2016/04/12/news/ciao-lu-i-tuoi-occhi-erano-come-il-cielo-1.13279852]]

Ma a stringersi intorno alla mamma Natalina, al papà Walter, alla sorella Elisa, alle nonne Wanda e Albertina e ai parenti che erano seduti nei primi banchi davanti all’altare, accanto alla bara di Lucrezia, coperta solo da un mazzo di fiori bianchi, c’erano tante amici e amiche che, alla fine della cerimonia funebre, hanno letto alcuni commoventi messaggi di “saluto” a Marisa.

Il parroco don Simone, nella sua omelia, parlando di Lucrezia ha lanciato un messaggio a tutti i giovani «che sono sempre alla ricerca di qualcosa che riempia la loro vita, una lotta continua per scoprire il valore della loro esistenza» e per questo devono trovare in Dio la «forza e la speranza che possono donare quella sazietà alla loro vita per poter affidare Lucrezia con fiducia nelle mani di Cristo». Al momento del “segno della pace”, il sacerdote è sceso dall’altare ed è andato ad abbracciarli insieme alla sorella e alle amiche che erano sedute nei primi banchi e che non riuscivano a trattenere le lacrime.

La celebrazione è stata seguita con grande attenzione e commozione dai tanti fedeli presenti che, al termine, hanno anche seguito il corteo funebre fino al cimitero locale per la tumulazione. I familiari, nel ricordino esposto dalle onoranze funebri Giubbini, hanno chiesto che non venissero portati fiori ma che eventuali offerte siano devolute al Centro di Riferimento Trapianti dell’Emilia Romagna.

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