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Partì tutto dall’elogio a Grande Aracri

BRESCELLO. Il “caso” Brescello scoppiò il 18 settembre 2014, quando la web tv Cortocircuito presentò la video- inchiesta sulle mafie reggiane, nella quale il sindaco Marcello Coffrini definì...

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BRESCELLO. Il “caso” Brescello scoppiò il 18 settembre 2014, quando la web tv Cortocircuito presentò la video- inchiesta sulle mafie reggiane, nella quale il sindaco Marcello Coffrini definì Francesco Grande Aracri, esponente dell'omonimo clan e fratello del boss Nicolino, un uomo «gentilissimo, tranquillo, composto, educato». Il 23 settembre i sindaci del Pd “processarono” il loro collega che decise di rimettere il mandato al consiglio comunale, che lo confermò. Il 10 giugno 2015 si insediò in Comune la commissione prefettizia, nominata dal prefetto di Reggio Emilia Raffaele Ruberto, che concluse il proprio lavoro i primi giorni di dicembre.

Il 30 gennaio 2016 il sindaco si dimise dal proprio incarico, dopo le pressioni del Pd reggiano, che chiese al primo cittadino un passo indietro rispetto al suo proposito di voler fare ricorso contro lo Stato in caso di scioglimento del Comune (nei giorni precedenti si erano dimessi due assessori e due consiglieri). Il 22 febbraio 2016 si è poi insediato in Comune il dottor Michele Formiglio, commissario prefettizio.

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