Gazzetta di Reggio

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Sempre più ungulati in città, è allarme

di Ambra Prati
Sempre più ungulati in città, è allarme

Il comandante della polizia provinciale: «Sono gli effetti collaterali della protezione di specie un tempo scomparse»

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REGGIO EMILIA. Sono 300 all'anno gli incidenti stradali con recupero di ungulati (dal capriolo in su come taglia) che si verificano nella nostra provincia - è una media, nell'ultimo quinquennio il dato ha oscillato da 298 a 340 - ma finora si sono registrati più che altro danni a cose o feriti lievi: lo schianto di martedì sera in via Mozart a Massenzatico, dove ha perso la vita il 59enne scooterista Stefano Michelini, è il primo in cui ha perso la vita un uomo.

A livello nazionale, invece, l'Asaps rileva che nel 2015 sono stati 171 gli incidenti stradali gravi causati da animali selvatici, mentre si sono contate 18 vittime (quest'ultima cifra però comprende anche gli animali domestici, non solo quelli selvatici). Sono questi i sorprendenti numeri snocciolati da Lorenzo Ferrari, comandante della polizia provinciale di Reggio Emilia.

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CONTROLLO. Premettendo che caccia e pesca sono passate di competenza dalla Provincia alla Regione, il comandante concorda con i cacciatori sulla lettura del fenomeno della maggior presenza di animali selvatici vicino ai centri abitati: «In osservanza di norme comunitarie, nel nord Italia sono state adottate politiche di conservazione della fauna selvatica ben precise; noi oggi stiamo affrontando gli effetti collaterali della protezione di specie che un tempo erano scomparse, come il capriolo, nei confronti del quale a partire dagli anni '90 è stato necessario affrontare la gestione, stabilendo densità obiettive per ogni tipologia di territorio».

Da notare, prosegue il comandante, che se in collina e montagna il capriolo ha una certa densità per metro quadrato, «in pianura la sua presenza è esclusa, sebbene i caprioli possano adattarsi con facilità: semplicemente non dovrebbero esserci, perciò bisognerà sempre mettere in atto attività di eliminazione».

E, se la caccia agli ungulati necessita di un patentino specifico, «solo da quest'anno i patentini sono stati concessi per la prima volta nella pianura e bassa pianura a nord della via Emilia, proprio per ridimensionare la popolazione di caprioli».

PERIODI DI PICCO. L'esperto sottolinea che la primavera è il periodo in cui il rischio di imbattersi nei caprioli è maggiore. «Sono due le stagioni di picco: la primavera, con gli accoppiamenti, e l'autunno, quando si passa alla riorganizzazione dei gruppi, soprattutto femmine con prole - prosegue il comandante - ma non è un caso che in aprile si registri di gran lunga il maggior numero di avvistamenti: i giovani maschi, che hanno passato il primo anno di vita insieme alle madri, subiscono l'allontanamento da parte dei maschi adulti e cercano nuovi territori per sé, perciò si assiste a una predominanza di esemplari maschi nomadi».

PREVENZIONE STRADALE. Sul fronte della prevenzione stradale, la Provincia di Reggio, sulla scorta della tecnologia, ha avviato un percorso sperimentale: da poche settimane è attiva, sulla Pedemontana tra Montecavolo e Quattro Castella, un sistema automatico innovativo.

«Sopra i paletti di margine della strada sono stati installati dei catadiottri che riflettono la luce delle macchine in arrivo, deviandole verso i campi e il bosco, mentre in contemporanea viene emesso un ultrasuono: un avvertimento luminoso e sonoro che dovrebbe dissuadere gli esemplari ad attraversare la strada», chiosa il comandante, che però solleva anche il tema dell'educazione degli automobilisti.

«Tutti dovrebbero sapere che la possibilità di un incidente con un capriolo è più alto nei punti in cui il bosco si avvina alla strada o nei tratti curvilinei, mentre all'aperto, se il guidatore può vedere l'animale che si avvicina, deve fortemente rallentare. A maggior rischio certe fasce orarie: una-due ore subito dopo il tramonto e la mattina prima dell'alba».

Se poi avete la ventura di vedere un animale che ha attraversato la carreggiata, prosegue il comandante, «fermatevi, perché è probabile che ne passi un secondo esemplare». Gli animali poi hanno la tendenza ad attraversare quasi sempre negli stessi punti, «come ben sanno cacciatori o i residenti delle zone collinari».

ALTRE SPECIE. Sull'allarme lanciato dai cacciatori su cervi e lupi, il comandante fa un distinguo: «Sul cervo sono d'accordo, anche se servirebbero dati alla mano e non sensazioni - conclude Ferrari - Sul lupo il discorso è diverso: essendo una specie integralmente protetta, per legge non si può mai abbattere, almeno finché non avverrà un cambio legislativo. Del resto, nonostante i lupi abbiano aumentato la loro contattabilità e confidenza con le persone, a differenza dei cinghiali finora non si è registrato un solo caso di interazione violenta con l'uomo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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