Trivelle, alle urne molti sindaci Pd «È un nostro dovere»
I primi cittadini dem: «Ma non siamo disobbedienti a Renzi» Per l’astensionismo Massimo Gazza e Andrea Tagliavini
REGGIO EMILIA. Sì, no, astensione. Volendo, ovviamente, anche scheda bianca. A fronte di quattro opzioni per il voto del referendum sulle trivelle di domenica, una molteplicità di posizioni, per una tornata elettorale che, basata su un quesito tecnico, per molti in realtà assume il valore di un preciso appuntamento politico. Anche – e soprattutto –per le dichiarazioni del premier, Matteo Renzi, che ha definito l’astensione «una posizione sacrosanta e legittima», senza tuttavia proporre alcuna «abiura o scomunica» per chi sosterrà il sì.
IL VOTO CONTRO RENZI. È questa una delle ragioni che ha spinto a livello nazionale gran parte delle forze di opposizione al governo ad attivarsi per il voto, puntando quantomeno al raggiungimento del quorum. E se dal centrodestra locale finora non è arrivata nessuna indicazione, alla campagna per il sì qui a Reggio hanno aderito convintamente Sel, Possibile e M5s, facendo proprie la ragioni ambientaliste ed esprimendo sostegno ai NoTriv. Posizioni alle quali si avvicinano anche alcuni componenti del mondo cattolico del Pd, sensibili ai richiami ambientalisti di Papa Francesco.
IL COMITATO. In casa Pd, è soprattutto una parte della componente di sinistra a farsi promotrice del voto, lanciando una vera campagna antitrivelle e focalizzando l’attenzione sui rischi legati agli impianti. Fra i firmatari, Dario De Lucia, Silvia Prodi, Mirko Tutino, Lanfranco De Franco, Alessandra Rompianesi, Paolo Gandolfi, Nico Giberti, Maurizio Paterlini, Roberto Grassi, Irene Lanza, Salvatore Scarpino, Daniele Menozzi, Roberta Pavarini, Gianluca Cantergiani e Federica Franceschini: «Non si capisce perché le compagnie debbano godere di una normativa speciale che non vale per nessun altro tipo di concessione – spiegano dal comitato per il sì – Riteniamo grave il messaggio che invita a non andare a votare, privandosi così di un diritto dovere». Per le ragioni del sì, sta optando anche il sindaco di San Martino in Rio, Oreste Zurlini, presidente Anci: «Andrò a votare - afferma - il quesito è tecnico e vorrei capirlo meglio. Ma credo che a guidarmi saranno i valori ambientali. Mi lascia perplesso che spesso queste decisioni sono scaricate sull’elettorato, quando dovrebbero essere risolte sul piano scientifico». Per il sì anche Elena Carletti, sindaco di Novellara.
NO ALLE URNE. Il “partito” dell’astensione, invece, è composto per lo più dai renziani. A cominciare dal ministro, Graziano Delrio, che nei giorni scorsi a Otto e Mezzo ha fatto sapere che molto probabilmente domenica non si recherà alle urne. È quanto sta pensando di fare anche il sindaco di Boretto, Massimo Gazza, per il quale la campagna referendaria «rappresenta una speculazione contro il governo e contro gli assetti dell’attuale Pd»: «Mi auguro che il referendum non raggiunga il suo obiettivo». Astensione convinta per Andrea Tagliavini, sindaco di Quattro Castella: «Sono sempre andato al voto delle politiche e amministrative, per il referendum di domenica ho scelto l’astensione perché sono contrario nel merito al contenuto. La Costituzione prevedendo per i soli referendum il quorum, riconosce all'astensione il valore di contrarietà alla proposta referendaria». Sulle stesse posizioni anche la consigliera comunale Pd, Maura Manghi, per la quale «il quesito del referendum era evitabile se solo le Regioni avessero voluto raggiungere un accordo con il governo». Per l’astensione, si schiera anche il responsabile economia del Pd, Giacomo Bertani Pecorari: «Ritengo prioritario salvare dieci mila posti di lavoro diretti e indiretti e penso che l’unico effetto dello stop alle estrazioni è quello di aumentare l’importazione da Paesi stranieri».
SÌ AI SEGGI. Folta la pattuglia di chi, pur recandosi alle urne, è indeciso sul voto, o comunque non intende svelare le carte. Il sindaco di Reggio, Luca Vecchi, si recherà alle urne, facendo sapere che considera il voto una responsabilità istituzionale, pur considerando l’argomento una materia per la quale serve una soluzione legislativa, da raggiungere attraverso il Parlamento. Indeciso il presidente della Provincia, Giammaria Manghi, sindaco di Poviglio, che nel novero delle riflessioni mette sul piatto sia le valutazioni ambientali del sì che le considerazioni occupazionali del no, non trascurando il fatto che recarsi alle urne è un modo per invertire la tendenza di un astensionismo che troppe volte ha raggiunto quote record nelle tornate elettorali: «Credo giusto che un sindaco e un presidente della Provincia si rechino alle urne. Mi sento in piena sintonia con la valutazione politica di Renzi, ma il mio non è un voto di disobbedienza». Alle urne anche il segretario Pd, Andrea Costa, sindaco di Luzzara, che come Manghi non vuole sentir parlare di disobbedienza: «Non è un gesto di dissenso, ma di uomo delle istituzioni». Quanto al voto, «è segreto»: «Le strumentalizzazioni su questo referendum danneggiano in primo luogo i promotori». Ha annunciato che andrà a votare Emanuele Cavallaro, sindaco di Rubiera. Combattuto fra il sì e il no il capogruppo Pd in Sala Tricolore, Andrea Capelli: «Io vado a votare, ma su un tema del genere non andava fatto il referendum - spiega – Ci sono ragioni valide per il sì ma anche per il no, come ha fatto notare Romano Prodi. Trovo assurdo che un partito dica di non andare a votare». Proprio l’ex premier, Romano Prodi, è il principale riferimento per chi nel Pd voterà no, sull’onda di una indicazione che ha trovato in Bersani ed Eranni i maggiori sostenitori.
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