Gazzetta di Reggio

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Verso il referendum contro “la buona scuola”

di Luciano Salsi
Verso il referendum contro “la buona scuola”

E’ nato anche a Reggio il comitato promotore che vede schierati Cgil e Gilda La campagna per la raccolta delle firme parte domani in piazza Fontanesi

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REGGIO EMILIA. Matteo Renzi l'ha chiamata con sussiego “La buona scuola”. Tuttavia poche norme sono state accolte con tanta ostilità dagli addetti ai lavori come la legge 107, che l'anno scorso ha apportato alcune modifiche sostanziali al sistema dell'istruzione.

Ora scende in campo la Flc (federazione dei lavoratori della conoscenza). Anche a Reggio il sindacato di categoria della Cgil ha costituito il comitato promotore dei referendum sulla scuola insieme alla Gilda degli insegnanti e al comitato “Adotta la legge di iniziativa popolare”, con il sostegno di altre associazioni. Non hanno aderito, invece, Cisl, Uil e Snals. La campagna per la raccolta delle firme sarà avviata domani mattina in piazza Fontanesi e continuerà nel tardo pomeriggio in piazza del Monte. Gli insegnanti, i bidelli e gli impiegati delle segreterie scolastiche potranno sottoscrivere i quesiti referendari nelle assemblee distrettuali che saranno convocate in orario di servizio nell'ultima settimana di aprile. L'iniziativa punta ad abrogare aspetti fondamentali della legge tramite quattro quesiti. Due di essi riguardano gli eccessivi poteri concessi ai dirigenti scolastici riguardo alla scelta dei docenti a cui offrire un contratto di lavoro o un premio salariale. Il terzo mira a cancellare il “bonus scuola” concesso alle scuole private «in palese contraddizione - sostiene il sindacato - con quanto recita la Costituzione». L'ultimo concerne l'obbligatorietà delle ore di alternanza scuola-lavoro, che, scavalcando l'autonomia dei singoli istituti, sono obbligatoriamente quantificate in 200 ore per i licei e in 400 per gli istituti tecnici e professionali.

La “buona scuola” viene giudicata dalla Cgil «una legge appiattita su un'ideologia del comando e della subalternità della scuola a logiche economiche, mentre sacrifica ruolo, funzione e missione della scuola pubblica». Dunque, «occorre riaprire un dibattito sul futuro della scuola». I quesiti referendari erano stati depositati alla Corte di Cassazione lo scorso 17 marzo. Proprio ieri ne sono stati presentati altri quattro molto simili dall'Associazione nazionale docenti. L'anno scorso è fallito, invece, il tentativo di Pippo Civati, che non è riuscito a raccogliere 500mila firme per 8 referendum su scuola, democrazia, ambiente e lavoro.

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