Ausl e Santa Maria: in aumento il numero dei medici obiettori
L’allarme della Cgil trova sponda nel vicesindaco di Reggio Ma l’Ausl assicura: «Prestazioni garantite in tempi certi»
REGGIO EMILIA. Obiezione di coscienza sull’aborto: anche a Reggio è avvenuto il sorpasso, più di un medico su due si rifiuta di praticare l’interruzione volontaria di gravidanza.
IL RAPPORTO. L’ultimo rapporto disponibile dell’Emilia-Romagna, un dossier pubblicato a novembre 2015 su dati 2014, ha fatto scalpore: nella nostra regione, considerata all’avanguardia sulla legge 194, i medici obiettori arrivano al 54%, con picchi oltre il 70% a Piacenza e Ferrara. Reggio, con il 55,1%, supera di un soffio la media regionale: su un totale di 49 specialisti (39 dell’Ausl, 10 del S.Maria) gli obiettori sono 27, un’adesione trasversale che riguarda anche gli anestesisti (su un totale di 60, gli obiettori sono 15, il 25%) e le ostetriche, (su 175 sono 52, il 29%). Ma è il dato dei ginecologi a impressionare: sui 49 complessivi, chi non pratica l’aborto volontario è maggioranza (27 professionisti) rispetto a chi lo lo fa (22).
IL COMMENTO. Dati che il vicesindaco e assessore al Welfare Matteo Sassi definisce «desolanti»: «E’ del tutto evidente che ci troviamo di fronte a un utilizzo distorto dell’obiezione di coscienza: falsi obiettori che scelgono questa opzione come strada agevolata per fare carriera. Occorre capire - dice Sassi - quali siano le ragioni di un rifiuto così importante dal punto di vista quantitativo. Ormai sono diversi gli studi che dimostrano come alla radice di questa obiezione non vi siano ragioni confessionali o di ordine etico-morale. Quindi perché? Forse si sceglie l’astensione per dedicarsi ad attività mediche ritenute più gratificanti, dove c’è maggior formazione e prestigio professionale». L’assessore sottolinea che al momento, a Reggio, non è messo in discussione il diritto all’aborto come avviene in altre zone d’Italia, in particolare modo a sud di Roma, dove la media degli obiettori tocca perfino il 90%. Ma «se dovesse crescere questo tasso di obiezione, ci troveremmo in una situazione di rischio. Il tema oggi non è tanto di reale accesso a un diritto fondamentale per le donne, bensì le condizioni di accesso a quel diritto. Il rischio è che fenomeni di pericolosa clandestinità si possono riaffacciare».
“DATI VECCHI”. Cristina Marchesi, direttore sanitario Ausl, premette che il servizio è sempre assicurato e non ci sono liste d’attesa: da quando la donna ha in mano il certificato (che si ottiene da un ginecologo pubblico o privato, dopo un colloquio e un invito al ripensamento) non passa più di una settimana per eseguire l’intervento. Sgombrato il campo su questo punto cruciale, la direzione Ausl definisce vecchi i numeri alla base dell’allarme.[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.13313567:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2016/04/16/news/cosi-il-medico-che-rispetta-la-legge-viene-penalizzato-1.13313567]]
«Ad oggi, aprile 2016, sui 39 ginecologi dell’Ausl (cioè tutti gli ospedali di provincia, escluso il Santa Maria), 17 sono obiettori e 19 no». Al Santa Maria, invece, i dati 2015 risultano in linea con quelli regionali: sui 28 ginecologi attivi tra Reggio e Castelnovo Monti, hanno il sopravvento gli obiettori, 15 contro 13. Al di là della guerra dei numeri, Marchesi prosegue: «Diciamo che siamo abbastanza fortunati perché il numero di chi pratica l’Ivg ci consente di portare avanti le attività nel rispetto della legge. Tra l’altro, è attivo un tavolo tra le due aziende Ausl per uniformare l’operatività: poiché nell’accesso non si registra nessun problema, stiamo lavorando sulla qualità dell’assistenza». Quando un medico viene assunto, deve mettere nero su bianco se è obiettore oppure no. «Ma la dichiarazione non costituisce pregiudizio per l’assunzione, è necessaria solo per motivi organizzativi: chi fa i turni deve sapere in quale ruolo mettere quello specialista». Sull’eventuale svantaggio dei non obiettori a fini curriculari, Marchesi nega: «E’ assolutamente falso, le opportunità di carriera non dipendono dall’astensione all’Ivg: è un’attività importante per il pubblico ma residuale dal punto di vista sanitario, perciò rimane una scelta personale e di coscienza».
INTERRUZIONI IN CALO. Forse definirla un’attività residuale è eccessivo, ma di certo le reggiane che decidono di abortire sono sempre meno, secondo un decremento costante negli ultimi anni anche a livello nazionale: le interruzioni di gravidanza effettuate nel 2015 da Ausl e Santa Maria sono state 484 (comprensivi sia degli interventi chirurgici sia dell’interruzione farmacologica, quest’ultima stabile e costituente il 36% degli interventi) rispetto ai 523 del 2014.
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