Gazzetta di Reggio

Reggio

Estremismo islamico, nella Bassa il rischio jihad

Tiziano Soresina e Jacopo Della Porta
Estremismo islamico, nella Bassa il rischio jihad

Monitorati a Guastalla e dintorni alcuni arabi: gli investigatori sospettano il reclutamento per l’Isis

3 MINUTI DI LETTURA





BASSA. Segnalati, monitorati o attenzionati come annotiamo dal linguaggio usato dagli investigatori. Nel caso specifico si riferiscono ad alcuni arabi. E in tempi cupi di Califfato, Isis e orrende stragi in Europa, questi accertamenti più di un brivido sulla schiena te lo fanno correre. Stiamo parlando della Bassa e un po’ di più di Guastalla che – da quanto “filtra” – si rivela fra i paesi rivieraschi del Po maggiormente “attivo” su questo inquietante versante.
 
MONITORAGGIO. Facciamo però subito una premessa. Integralismo religioso non è ovviamente sinonimo di terrorismo, anche se si tratta di realtà che possono arrivare a sovrapporsi.  Comunque sia, l’Arma e la Digos su cinque-sei persone dai comportamenti non proprio tranquillizzanti stanno facendo qualche controllo mirato in più. Investigatori che – sottotraccia – cercano di “annusare l’aria”, per vedere di capire se siamo di fronte “solo” a infervorati propagandisti musulmani con grandi ma innocue simpatie per lo Stato Islamico, oppure se dietro a certi atteggiamenti si possa celare un pericolosissimo “arruolamento” per la Guerra Santa di terroristi-kamikaze. E di “segnali” che fanno riflettere gli investigatori ne starebbero inanellando parecchi.
 
CAMBIO DI ABITUDINI. Fra queste persone “monitorate” vi sarebbe un filo conduttore: il vistoso cambiamento delle abitudini.  Prima vestivano all’occidentale, con grande cura del proprio aspetto, poi nel giro di poco tempo una “virata” da predicatore, con barba lunga, tunica e soprattutto gli insistenti discorsi religiosi nelle situazioni più disparate.  Un vero e proprio proselitismo, rivolto – da quanto si sa – anche a giovani italiani (ragazzi e ragazze), partendo dal Corano per arrivare a magnificare il Califfato e la jihad. 
Solo un confuso fanatismo («L’Islam è una religione di pace e qualsiasi credo con questi valori non può permettere attentati» rimarcano in occasioni delle stragi gli imam presenti in terra reggiana, smentendo chi porta avanti ogni forma di violenza perpetrata in nome di Maometto) o è l’agire martellante di chi punta prima a convertire per poi “creare” combattenti sotto la bandiera nera dell’Isis? 
Se queste persone hanno un seguito e vi sono rischi di radicalizzazione violenta lo diranno gli accertamenti ancora in corso.

CHAT E VIAGGI. Di certo l’aver – in alcuni casi – apertamente contestato l’anno scorso il minuto di silenzio per i tragici fatti di Parigi qualche interrogativo lo pone. E se ne sono viste altre di forme di non condanna se non di giustificazione degli attentati, casi di islamobullismo che si sono verificati in ambito scolastico da parte di ragazzi di cultura islamica.
Va anche detto che si entra in un mondo complicato da controllare per gli inquirenti: si ha a che fare con un intenso uso dei social network, parliamo di arabi che vivono nella Bassa ma che spesso viaggiano (puntate frequenti nei Paesi d’origine o in capitali europee). 
 
LE MOSCHEE. Poi c’è il nodo dei luoghi di culto musulmani: di alcuni (ci riferiamo a quelli di Guastalla, Boretto e Luzzara) si sa molto e non vi sarebbero ombre. Ma sono stati segnalati anche altri punti clandestini di preghiera nella Bassa (in casolari appartati o anonimi capannoncini) su cui non c’è molta chiarezza. E il timore è che in questi luoghi mai ufficialmente svelatisi possa annidarsi un’opera di convincimento che “impasta” fede musulmana e inviti pressanti alla jihad.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google