«Basta ombre su Delrio, Vecchi e Sergio»
Il presidente della Provincia Giammaria Manghi: «I fatti ci dicono che non sono indagati, ho piena fiducia nel loro operato»
REGGIO EMILIA. «A me rassicurano due cose: che Delrio, Vecchi e Sergio sono persone serie, e che mentre stiamo parlando non esistono atti o fatti che vengono loro ascritti. Siccome c’è chi fa bene il proprio mestiere, indagando e ricostruendo, mi attengo a ciò che esce dal loro lavoro. E oggi dal lavoro dei magistrati, che rispetto, non esistono capi di imputazione da ascrivere nè al ministro, nè a Vecchi, nè alla dirigente Maria Sergio. Queste sono le verità di cui disponiamo in questo momento». È reduce dal successo degli eventi di Noicontrolemafie, che hanno portato a Reggio i migliori magistrati antimafia proprio nei giorni in cui il sindaco, Luca Vecchi, è stato travolto dall’ennesima bufera sul caso Sergio. E il presidente della Provincia, Giammaria Manghi, tira ora un bilancio di una settimana incandescente, alla vigilia della nuova udienza di Aemilia, mercoledì nell’aula speciale del Tribunale.
Presidente, Reggio Emilia è terra di mafia. Lo certifica Aemilia ed è emerso chiaramente anche nei convegni.
«Che la mafia ci sia nessuno lo può negare. Ma se c’è la mafia, è anche vero che c’è un tessuto che non sta affatto dormendo. Mi riferisco alle istituzioni, agli studenti e a tutti quei soggetti che anche il 21 marzo scorso sono scesi per manifestare con Libera».
Per questo considera positivo il bilancio del festival?
«Avevamo l’obiettivo di rivolgerci ad un’ampia platea e di ingaggiare le scuole. Il bilancio è positivo, non solo nei numeri. C’è stata una grande attenzione, partecipe. Penso ad esempio agli studenti del convegno con Di Matteo, ascoltato per oltre due ore e mezza con vivo interesse dai ragazzi. Anche gli incontri serali, con un target più adulto, hanno registrato partecipazioni positive. C’è stato un altissimo livello qualitativo degli interlocutori, che hanno consentito analisi profonde e compiute. C’è infine un terzo dato, in controtendenza rispetto alle scorse edizioni. Anche la comunità “privata” ha cominciato ad entrare in campo sul tema legalità. Penso al dibattito con l’ordine dei commercialisti, degli avvocati e dei notai. Senza il loro impegno, avremmo solo risultati parziali».
È l’inchiesta Aemilia ad imporre ora il massimo impegno dei professionisti.
«L’assunto culturale del festival è basato sul teorema dell’esportabilità delle mafie e sull’abbandono di una visione sbagliata, che per lungo tempo ha addebitato le mafie ai costumi di un pezzo d’Italia. La mafia va dove c’è un’economia aggredibile e può essere dappertutto. E mantenere qui il processo è una scelta voluta. Le scelte possono essere casuali o indotte. Ma questa è stata fortemente voluta. Vuol dire fare i conti in diretta con ciò che è accaduto. Nessuno potrà dire che non ha avuto modo di vedere, capire, confrontarsi con ciò che è successo».
Ma non crede sia il momento di fare i conti anche con ciò che sta accadendo? Convegni su convegni, ma poi c’è il caso Sergio...
«Intanto, io ho stima assoluta per Luca Vecchi. Lo dico con autenticità. Sta sopportando in questa fase un carico molto grosso, rappresentato dal doppio binario dei doveri dell’amministrazione e dalle notizie che si sono avvicendate su di lui e sulla sua famiglia. Non ho motivo di dubitare dell’integrità della moglie, che conosco meno, ma che è sempre stata una stimata dirigente. Finchè non ci saranno fatti oggettivi, dichiarati, non ho motivi per esprimere dubbi. Siamo di fronte al più grande processo della storia di Reggio, nessuno aveva previsto un processo di queste dimensioni. E credo che ci sia una dimensione sul terreno della disputa politica che ha obiettivi molto chiari, che va oltre la portata dei fatti e degli eventi. È scattata una gara per cui qualcuno vuol dire di essere più onesto degli altri. E che gli altri rappresentano qualcosa di non pulito. Quando poi giochi alla caccia grossa, punti sempre al bersaglio più grande».
Si riferisce agli attacchi del M5s? Non si può trascurare il fatto che i nomi di Sergio e Delrio sono nelle carte...
«Io giudico i fatti. E penso che nelle amministrazioni pubbliche le azioni siano determinate dagli atti. Adesso, ad esempio, abbiamo il caso Brescello. Su cosa ha indagato la commissione? Sugli atti di un periodo amministrativo. E darà a breve giudizio sulla legittimità o meno di quegli atti. Sia io sia Vecchi, che siamo stati nella commissione in Prefettura, non ci siamo tirati indietro nell’esprimere le nostre valutazioni, contenute nel verbale secretato. Io mi attengo a questi fatti, e non mi risulta che il sindaco di Reggio o l’ex sindaco abbiano dato vita ad atti impugnati da qualcuno. Se la mettiamo su un altro piano, invece, chiunque può esser messo dentro un frullatore. Ma il metro su cui si giudica l’amministrazione sono gli atti. Non mi risultano indagini a carico di nessuno. Questo è un fatto».
Quindi secondo lei Vecchi o Delrio non dovrebbero dimettersi o chiarire?
«Da tempo ogni giorno ci svegliamo e c’è il nuovo teorema che grida allo scandalo. A volte si ritiene di non rispondere, sennò diventa ogni giorno un corpo a corpo. Noi dobbiamo amministrare. L’amministrazione è il nostro impegno quotidiano, confrontandoci con i bisogni delle comunità, con bilanci, partecipate, strumenti di gestione delle difficoltà di oggi. Personalmente, facendo fronte sia all’incarico di sindaco sia di presidente della Provincia. L’impegno quotidiano non può essere rispondere all’aforisma del giorno. E chiedere le dimissioni è diventato lo sport più popolare del M5s. È una richiesta talmente inflazionata che le chiederanno anche ai portinai del Comune. Si è superata una linea di demarcazione, perché chiamano in causa una classe dirigente che sta dando grandi prove di responsabilità tra mille fatiche, cimentandosi anche in un campo inedito, emerso da Aemilia con dettaglio e profondità. Sui temi della legalità, abbiamo fatto scelte amministrative di concerto con Prefettura e forze dell’ordine di cui andare fieri, a garanzia delle comunità che amministriamo. Io sono realista: questi sono i fatti».
Dal Pd, però, c’è stato un assordante silenzio. Solo il capogruppo Capelli si è schierato pubblicamente con Vecchi. Paura, imbarazzo o cosa? Forse il sindaco non ha più tutto il partito dalla sua parte...
«Nulla di tutto questo. Personalmente, non ho avuto sentori di un mancato sostegno a Vecchi nel partito. Abbiamo avuto modo di discutere, di parlare tra di noi. E io resto posizionato esattamente come prima. Non ho motivo di spostarmi da queste valutazioni. Al di là della fiducia personale che nutro in Delrio, Vecchi e Sergio, so che sono persone responsabili, non propense a nessuna stortura nell’amministrare. Poi la politica vuol fare differenze, trasformando tutto in una corrida. Quando la legalità invece non dovrebbe avere colori politici».
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