Un’insegnante ricoverata per tubercolosi polmonare
La professoressa, che insegna al Pascal e al Gobetti, è in buone condizioni Individuati i contatti a rischio ed effettuati i test anche se la contagiosità è bassa
REGGIO EMILIA. Di tubercolosi ci si ammala ancora. E se è vero che il tasso di contagiosità è giudicato basso o addirittura bassissimo, di Tbc si continua a parlare. E’ recente il caso di un’insegnante reggiana ricoverata al Santa Maria in quanto affetta da tubercolosi polmonare: la professoressa, che insegna al “Pascal” in città e al “Gobetti” a Scandiano, è stata in questi giorni dimessa “in buone condizioni di salute” e “sta effettuando la terapia antibiotica specifica” come informa l’Ausl.
Quali misure sono state prese nei confronti di chi è stato in qualche modo a contatto con l’insegnante? «La trasmissione della tubercolosi - ci spiega la dottoressa Francesca Bonvicini del servizio Igiene pubblica - necessita di un contatto stretto e prolungato con il malato, in uno spazio chiuso e confinato trasmettendosi da persona a persona per via respiratoria. La contagiosità è bassa e la trasmissione del germe non avviene con facilità. Nel caso dell’insegnante di cui stiamo parlando, la contagiosità era addirittura bassissima, ma tutti gli insegnanti e gli studenti che hanno avuto contatti con lei sono stati sottoposti al test di Mantoux». Si tratta di una prova di screening utile per saggiare la presenza in un individuo di una infezione anche latente da mycobacterium tuberculosis, il micobatterio della tubercolosi. Più in generale, quali sono i numeri della tubercolosi a Reggio? A farci il quadro è il dottor Giacomo Magnani, primario del reparto di Malattie infettive del Santa Maria. In un anno, a Reggio, i casi di tubercolosi sono 60/70. Su 100 persone che s’infettano, il 5% manifesta una tubercolosi clinica mentre nel restante 95% la Tbc resta latente: all’interno di questo 95%, nel 5% dei casi la malattia si riattiva. Nella maggior parte dei casi si parla di tubercolosi polmonare, l’unica forma infettiva, a differenza di altre tubercolosi - spiega il dottor Magnani - che colpiscono linfonodi piuttosto che ossa o reni Nel 70% dei casi ad ammalarsi di Tbc sono extracomunitari: «Si tratta perlopiù di indiani e di nordafricani e comunque di individui che arrivano da aree dove la tubercolosi è ancora molto diffusa. Così come la distribuzione della tubercolosi in provincia di Reggio dipende dai flussi migratori». «Quanto agli italiani - specifica il primario - si possono ammalare, per esempio, perché hanno avuto la Tbc in passato o perché sono portatori di una tubercolosi latente che, per esempio a causa dell’abbassamento delle difese immunitarie, si riattiva».
Da sottolineare che la tubercolosi è curabile con una terapia antibiotica adeguata: l’individuo viene ricoverato in isolamento o in Pneumologia o nel reparto degli Infettivi. Tempo una due settimane, il paziente guarisce.
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