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Comune sciolto per mafia, Brescello diventa un caso nazionale

Comune sciolto per mafia, Brescello diventa un caso nazionale

Dopo la delibera per lo scioglimento dell'amministrazione del paese della Bassa reggiana sono giunte reazioni a catena sia dal mondo politico e dalla società civile

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REGGIO EMILIA  Il Comune di Brescello è stato sciolto dal Consiglio dei ministri per "infiltrazioni mafiose". Una notizia che ha fatto il giro d'Italia, facendo crollare un mito nazional popolare legato alle saghe di Peppone e Don Camillo finora custodito nella memoria degli italiani. In paese sono giunte troupes di tivù locali e nazionali per indagare il fenomeno tra la diffidenza dei cittadini.

Non appena è giunta ai più la notizia della delibera sullo scioglimento è partita la girandola di interventi sul caso. «Ora aria pulita a Brescello, siamo pronti a collaborare col commissario, come già fatto con la commissione prefettizia», scrive l'attivista antimafia della Lega Nord Catia Silva, consigliera comunale di Brescello e minacciata da alcuni imputati del processo Aemilia per aver denunciato le infiltrazioni in paese.

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Secondo Gianluca Vinci, segretario della Lega Emilia: «Grazie alla sue interrogazioni e ai suoi articoli sulla stampa, Catia da me nominata responsabile legalità della Lega Emilia, ha portato alla luce il sommerso sistema Brescello, pagando a duro prezzo, subendo numerose intimidazioni tra le quali incendi, danneggiamenti e non da ultime minacce aggravate dalla finalità mafiosa, da parte di cinque personaggi, tra i quali, in primis, spicca Alfonso Diletto, ritenuto uno dei cinque esponenti emiliani della 'ndrina, attualmente al 41bis nell'ambito del processo Aemilia e sotto processo a Bologna per le minacce alla Silva a partire dagli anni 2009-2010».

«È finita come doveva finire ed il Movimento 5 Stelle si auspicava e chiedeva da tempo. È una vittoria della legalità. Il Comune di Brescello (Reggio Emilia), il paese di Peppone e Don Camillo, è stato sciolto per mafia come proponeva il Prefetto di Reggio Emilia. Le responsabilità politiche di chi ha portato a questa situazione dovranno essere indagate fino a fondo». Lo dichiarano la parlamentare M5S di Reggio Emilia Maria Edera Spadoni ed i parlamentari pentastellati della Commissione antimafia.

"Lo scioglimento di Brescello è un atto dovuto, opportuno e istruttivo per chi continua a pensare che l'insediamento delle mafie al nord sia solo letteratura. Ci auguriamo che l'ex sindaco Coffrini impari finalmente a riconoscere chi porta in quelle terre linguaggi e comportamenti mafiosi. Alla lega, che si appunta al petto improvvide medaglie, vorrei ricordare che un anno fa la richiesta al ministro per una commissione d'accesso su
Brescello portava solo la mia firma, non certo quella dei loro colleghi». Così dichiara il vicepresidente della Commissione antimafia, Claudio Fava.

Lo scioglimento del Comune di Brescello è «una decisione estremamente grave, la prima volta dello scioglimento per condizionamenti mafiosi di un Comune dell'Emilia-Romagna, che accentua le nostre preoccupazioni su quanto avvenuto in questa regione con l'infiltrazione della 'ndrangheta nel tessuto economico e sociale». Così in una nota il segretario generale della Cgil dell'Emilia-Romagna, Vincenzo Colla, e il segretario di Reggio Emilia, Guido Mora.

“Oggi è stato sciolto per mafia il Comune di Brescello - scrive su Facebook Andrea Rossi, sottosegretario alla presidenza della Regione Emilia-Romagna - E’ una notizia che, come amministratore regionale ed ex primo cittadino, mi rattrista moltissimo. In primo luogo perché la nostra Regione ha impostato la sua crescita e il suo sviluppo su un bagaglio di valori importanti che proviene direttamente dalla lotta di Resistenza e dall’esperienza della Costituente dei nostri nonni e dei nostri padri. In secondo luogo, perché la moralità, l’onestà e l’interesse al bene comune sono state, per generazioni, il filo conduttore dell’operato di amministratori e politici che si sono succeduti alla guida di municipi, province e altri enti pubblici.

 

 

 

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