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Le telefonate dei clienti: «Mi sento giù...»

Le telefonate dei clienti: «Mi sento giù...»

Nelle intercettazioni il linguaggio in codice dei pusher: la droga diventa «il formaggio» o «i libri»

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REGGIO EMILIA. «Dai che sto senza una sigaretta pure, vienimi a prendere che c’andiamo a fare un giro...». «Perchè non mi hai chiamato prima che ti mandavo Pino...». Parlavano così Giovanni Iacino e uno dei suoi clienti, al telefono, durante una delle contrattazioni.

«Vieni fino a qua a prendere il formaggio...» diceva ancora Iacino a un altro. «Dai - lo incitava - dai fai presto che c’ho il formaggio qua e non lo posso tenere qua sul gradino». Altre volte, le allusioni utilizzate dai clienti erano di tipo diverso: «Vienimi a prendere che sono rimasto a piedi con la moto...». Oppure: «Io volevo fare la spesa domani...».

Il linguaggio è in codice, ma i riferimenti non sono neanche troppo velati. Inequivocabili, per gli investigatori che in questi mesi di indagini hanno sentito uno a uno i clienti del crotonese, tutti segnalati in quanto ritenuti consumatori.

E benchè qualcuno abbia negato il rapporto - nonostante centinaia di rapporti telefonici documentati e nessuna ragione valida per spiegarli, se non il rapporto cliente-spacciatore - la maggior parte ha ammesso tutto: il consumo di cocaina con una frequenza media almeno bisettimanale, qualche volta anche più ravvicinato. «A volte in una sera lo chiamavo anche tre o quattro volte» ha riferito uno ai carabinieri.

In qualche caso, il rapporto con il pusher si è interrotto. Solo per brevi periodi, però. Racconta una cliente: «Ci sono stati brevi periodi in cui io non lo contattavo perchè provavo a smettere ma lui non ricevendo le mie chiamate si faceva sentire inviandomi messaggi dai quali capivo che era disponibile». E il consumo riprendeva. «Mi sento giù, brutta giornata, posso passare?» chiedeva un altro.

Il luogo dello scambio spesso era nei pressi di noti locali della città. Ma non di rado le consegne avvenivano a casa dello spacciatore, o direttamente a domicilio, altre volte per mezzo di un tramite.

Alte le cifre sborsate dai clienti - italianissimi, giovani e meno giovani, vite normali, esistenze comuni - e confidate durante gli interrogatori: 50, 60 euro a dose, talvolta persino 100 euro a seconda del pusher di riferimento. Qualcuno non pagava, magari perchè lo spacciatore aveva un debito nei suoi confronti. (el.pe)

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