Gazzetta di Reggio

Reggio

«Per la terza volta i ladri mi hanno vuotato la casa»

di Ambra Prati
«Per la terza volta i ladri mi hanno vuotato la casa»

Gian Franco Riccò, ex segretario generale della Cgil, racconta la sua esperienza «Fenomeno trascurato: dietro le bande spesso c’è la criminalità organizzata»

2 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. «Dopo l’ennesimo furto in casa, ho sporto denuncia ai carabinieri, ma so che i responsabili non verranno mai scoperti. Il fenomeno dei ladri nelle abitazioni è sempre stato trascurato: è considerato un reato di serie B, mentre l’esperienza insegna che spesso dietro queste bande si nasconde la criminalità organizzata».

Gian Franco Riccò, ex segretario generale Cgil, residente a Bagno in una casa a schiera, è andato fuori città con la moglie dal 12 al 17 aprile scorsi. «Da quello che mi hanno detto i vicini, si è sentito un forte rumore sabato sera, quindi penso che il furto sia avvenuto il 16 - spiega l’ex sindacalista - Fatto sta che, tornato a casa dopo cinque giorni, l’ho trovata sventrata dai ladri, spaccata una finestra mattoni compresi, tutto a soqquadro come il morale». Dal 1998 ad oggi, la famiglia Riccò ha subìto tre furti e due tentati furti. «Qualcuno potrà dire: poco, in 17 anni. Io però sono amareggiato: mi sono occupato per una vita di politica e capisco che questi fatti possano spingere la gente a prendersela con gli immigrati. Lo stillicidio di furti e rapine preoccupa molto la popolazione, ma tutto appare come un gioco: qualche arresto e la vita continua, con più rancore di prima». Anche l’esponente Cgil Amabile Carretti di recente è stata derubata, ma ha difeso a spada tratta immigrati e nomadi. «Anch’io non me la prendo con gli extracomunitari. Il problema è che non non c’è la certezza della pena. Capisco che il ladruncolo non è il grande evasore fiscale ma l’aspetto indagini è importante per comprendere cosa si nasconde dietro questi colpi: spesso e volentieri sono gestite da organizzazioni criminali che a Reggio hanno dei basisti». La responsabilità è dello Stato, secondo Riccò: il governo centrale che, ad eccezione del processo Aemilia, «si è dimostrato debole perché incapace di mettere a fuoco la rete delle relazioni che permettono a ladri e rapinatori di avere ricettatori capaci di inserire nell’economia i proventi dei furti». Però il cittadino derubato ritiene di poter chiedere conto al sindaco, «perché il Comune è l’istituzione più vicina al cittadino ma i politici reggiani fanno solo retorica. Avranno capito i sindaci come funziona?».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google