«Sono fuggita da lui ero la sua sguattera e dormivo per terra»
Dal matrimonio combinato in Marocco all’arrivo a Reggio La 24enne accusa in aula l’ex marito: «Sei mesi d’inferno»
REGGIO EMILIA. Il giudice Silvia Semprini sta affrontando una vicenda processuale non facile che vede protagonisti due giovani marocchini: storia in cui hanno avuto un peso non indifferente mentalità e cultura molto differenti dalla nostra.
L’accusa è violazione degli obblighi di assistenza familiare, a monte un matrimonio per procura e l’ormai ex moglie 24enne (che poi scoprirà al Consolato di essere divorziata sempre per procura, quando vuole rifarsi una vita a Rimini) che racconta di sei mesi da incubo trascorsi nel 2010 – da sposa – in un casolare a Cella: «Per quell’uomo ero in pratica la donna di servizio, mi faceva dormire in un ripostiglio, per terra, su una stuoia. Quando ero malata non sono stata curata. Mi costringevano a stare chiusa in casa. Quando sono fuggita non sapevo nemmeno dove fossi...». Si è costituita parte civile tramite l’avvocatessa Donata De Nittis e dice con orgoglio di essere riuscita a cambiare vita, con una bella famiglia ed un lavoro che la soddisfa come responsabile di un ristorante a Rimini. Davanti ai giornalisti parla del matrimonio combinato e del rancore che ancora nutre verso l’ex marito, un connazionale 29enne che fa l’operaio e che conosceva fin da piccola, ma che le avrebbe anche nascosto che aveva una fidanzata italiana.
Il padre di lei avrebbe dato 10mila euro al padre del ragazzo perché l’allora 23enne la sposasse, ma anche per farle completare gli studi al liceo classico. Soldi che il giovane – ieri in aula – ha negato di aver mai visto, ribadendo lo stesso per il genitore.
Secondo la difesa, rappresentata dall’avvocato Valeria Miari, sarebbero stati invece i genitori di lui a versare 8mila euro alla famiglia della giovane per la dote. L’operaio ha rimarcato che nella casa reggiana abitavano anche altri suoi parenti e che la ragazza «dormiva nella sala al piano terra, larga sei metri per quattro, ma sui divani secondo l’usanza marocchina». Perché questo particolare dei letti divisi? Da quanto è emerso sarebbero state contratte solo le nozze civili mentre per quelle religiose si sarebbe aspettata l’estate del 2011. Visto che sono entrambi musulmani praticanti, avevano deciso «di non consumare il matrimonio– ha sottolineato l’ex marito – anche se tra noi vi sono stati gesti di tenerezza». Nessuna costrizione, secondo il ragazzo, che ha raccontato che l’ex moglie era tornata in vacanza per un mese in Marocco: rientrata in Italia nell’autunno 2010, poi si era allontanata dalla casa di Cella. «Sono scappata da quell’inferno, facendo i documenti di nascosto per il permesso di soggiorno» è la replica della 24enne. Di diverso avviso la difesa, si sarebbe semplicemente allontanata dal tetto coniugale: «Non è una cattiva ragazza, ma forse è stata mal consigliata. Credo che lei – ha raccontato sempre l’imputato in aula – si aspettasse in Italia, come tanti altri stranieri, una vita diversa, più facile. Ma io lavoro tutto il giorno: anche qui si fa fatica». Si tornerà in aula il 19 luglio e non mancheranno, fra i due, altre “bordate” in salsa magrebina.(t.s.)
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