Gazzetta di Reggio

Reggio

Un giro d’affari da 50 mila euro al mese

di Elisa Pederzoli
Un giro d’affari da 50 mila euro al mese

Sgominata rete di spacciatori: la cocaina da Milano ai locali della città. Eseguite dai carabinieri dieci ordinanze restrittive

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REGGIO EMILIA. La droga arrivava a Reggio Emilia da Milano. Via auto, o treno, a seconda delle necessità. Solo cocaina, in dosi limitate - per non rischiare troppo - ma con un elevatissimo principio attivo. Roba buona, insomma: una dose, pari a un grammo, era capace di costare fino a 100 euro. La piazza dello spaccio era la città di Reggio Emilia e alcuni centri della zona pede-collinare. Punti di riferimento alcuni dei più noti locali - discobar, sale scommesse - della città, ma non di rado le consegne avvenivano direttamente a domicilio. Bastava mettersi d’accordo per telefono, via messaggio, o via Facebook. Più o meno parlando in codice. Nell’arco di 3 mesi di indagine, sono state oltre 3mila le cessioni documentate. Un giro d’affari di almeno 50mila euro al mese, secondo gli investigatori. Ben 88 i clienti - tutti italiani, giovani e meno giovani - sentiti e segnalati in quanto assuntori.

E’ quanto emerge dall’operazione “Disc Jockey” che ha visto impegnati i carabinieri del nucleo operativo della compagnia di Castelnovo Monti e che ieri è culminata con un blitz e l’esecuzione di un’ordinanza emessa dal tribunale, a firma del giudice per le indagini preliminari Antonella Pini Bentivoglio, su richiesta dei sostituti procuratori Valentina Salvi e Isabella Chiesi nei confronti di dieci persone. Per Giovanni Iacino, 43enne originario di Scandale (Crotone) ma residente a Reggio Emilia e Abdelaziz El Boug 38enne marocchino senza fissa dimora è scattato l’arresto e il carcere. Misura ordinata anche per un terzo uomo, un albanese residente a Reggio Emilia, tutt’ora ricercato.

Un provvedimento è stato notificato direttamente in carcere a Matera, dove si trova ristretto per altre cause, a Ervin Tosky, albanese 40enne domiciliato a Reggio Emilia. Divieto di dimora per altre cinque persone - un 51enne originario di Scandale ma residente a Reggio Emilia, tre albanesi e un kosovaro - e obbligo di firma per un reggiano 28enne.

«Quella che è stata sgominata, è un rete piramidale che vedeva al vertice un albanese un marocchino e come manovalanza per lo spaccio gli italiani» ha spiegato ieri in conferenza stampa il colonnello Alessandro Dimichino.

A dare impulso alle indagini, l’arresto avvenuto nel marzo del 2015 di Giovanni Iacino. Si parlava di furti allora con l’indagine “Free town”. E durante il blitz in un’abitazione a caccia di refurtiva - nell’ambito della stessa indagine si arrivò a sequestri per oltre 500mila euro - i carabinieri trovarono in possesso dell’uomo 5 grammi di cocaina. Le intercettazioni telefoniche, ma anche il pedinamento e le rilevazioni con gps che seguirono hanno permesso di identificare, a cascata, anche le utenze di numerosi altri soggetti con cui l’uomo intratteneva rapporti pressoché quotidiani. Clienti, hanno infine stabilito gli investigatori dopo averli sentiti, uno a uno.

Anche se Iacino è ritenuto un soggetto «estremamente pericoloso», che continua la sua attività anche quando scattano arresti e misure, la sua è tuttavia una figura terminale, della rete dello spaccio. I fornitori, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, sono albanesi. Come Ervin Tosku, ritenuto uno «spacciatore di piccolo calibro, sempre rifornito di sostanza stupefacente» per rifornire clienti che intercettava vicino ai locali.

Ma le cessioni di stupefacente sarebbero avvenute anche tra Iacino e Abldelaziz El Boug, ritenuto «un vero e proprio professionista dello spaccio - secondo quanto si legge nell’ordinanza che ha portato al suo arresto - in grado di acquistare grazie ai ricchi proventi che l’attività gli permette di ricavare, anche ingenti quantità di stupefacente, dotato dei contatti di più alto livello che gli consentono di reperirlo sul mercato». L’uomo risulta senza fissa dimora e senza alcuna attività lavorativa.

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