Senza permesso nella città alla svolta: il saluto del nuovo direttore
L'editoriale di Stefano Scansani, al quale da oggi è affidata la direzione della Gazzetta di Reggio
REGGIO EMILIA. C’è una descrizione esagerata dei reggiani che mi piace un sacco: pazzi visionari. Sarà per via dell’acqua, della terra e dell’aria che qui sono nati o cresciuti Ariosto, Zavattini, Ligabue e Tondelli, hanno trovato municipio e canonica i guareschiani Peppone e don Camillo, e il resto dell’infilata di gente franca, ironica, con della polpa e del genio.
Qui, fra il curvone del Po e l’altitudine del Monte Cusna, sono diventati di una forza visionaria anche i valori più solidi, come l’impegno civile, il senso del sociale e il lavoro. Anch’essi, a Reggio Emilia e nel suo territorio, sono temi del surrealismo padano: superano la realtà.
Sono potenti, hanno carburato generazioni di cittadini, pulsano nell’ansia di competizione, alimentano il combattimento per il benessere di questa provincia lunga e stretta. Io il Reggiano lo vedo così, e partirò da questa base di conoscenza appassionata e leale, per raccontarlo giorno per giorno.
Da oggi mi è affidata la direzione della Gazzetta di Reggio, tessuto connettivo di 42 Comuni e oltre mezzo milione d’abitanti, baricentro della regione dove la zootecnia e l’industria s’incrociano, il latte e il vino sono fiumi auriferi, la disoccupazione non ha avuto il sopravvento, dove l’economia locale è un pilastro del prodotto interno lordo italiano.
Per me l’opportunità è molteplice: geneticamente emiliano, allevato nella Bassa della Bassa Mantovana, sono un vicino di casa a cui piace sconfinare. Quando nel 1981 esordiva l’esperienza di questo giornale alla guida di Umberto Bonafini, io mi avviavo al mestiere nella Gazzetta di Mantova. Bonafini, amante delle scene corali e dell’acuto lirico, mi ha insegnato l’uso giornalistico della lente e del martello. Cercare, leggere, descrivere e semmai assestare colpi.
PATRIMONIO. L’opportunità per voi? La conferma di un giornale libero, autorevole, aperto, così geloso della sua appartenenza al territorio (e a nessun altro) da esserne la rifrazione esatta sulla carta e sul web. Raccolgo il patrimonio di 35 anni di cronache, e l’esperienza del collega Paolo Cagnan che ha saputo sintonizzare la missione del quotidiano cartaceo al mondo digitale, con una singolare vocazione multimediale e una veduta larga. Ringrazio l’Editore per avermi affidato l’incarico e l'impresa, garantito la massima autonomia.
Arrivo dalla Nuova Ferrara, il giornale della città più periferica rispetto alla via Emilia. Per tre anni là ho raccontato e commentato l’epocale cambiamento innescato dalla crisi della vecchia Cassa di Risparmio di Ferrara: cassaforte e mammella, stanza di comando, simbolo identitario. La sua morte ha chiamato in causa e disarticolato il sistema di potere economico, gli equilibri fra le categorie, il ruolo della politica. È una città alla svolta.
RELAZIONI PERICOLOSE. Questa constatazione riguarda anche Reggio, per altre storie le quali elevano la città a un’evidenza nazionale per l'Inchiesta Aemilia sugli affari della 'ndrangheta, e solo ieri per lo scioglimento del Comune di Brescello. Lo scrivo subito, lo scrivo chiaro: qui nulla è più come prima per le larghe, datate e profonde infiltrazioni mafiose, per le relazioni pericolose che attraversano il mondo economico e dunque la realtà della cooperazione e la pubblica amministrazione, quindi il Pd. Ieri in città è ricominciato il dibattimento, e a Bologna domani sono previste le sentenze per i riti abbreviati.
ANTICORPI NOSTRI. Reggio è al guado. Nessuno, nei posti di potere, può chiamarsi fuori da una clamorosa inconsapevolezza che, come una carta assorbente, ha lasciato penetrare il territorio, e annegare gli anticorpi che furono decisamente, tipicamente, orgogliosamente nostri. È inaccettabile che questa provincia, pedalatrice economica d’Italia, abbia a lungo dormito, che i suoi politici amministratori di oggi e appena ieri abbiano dato e forniscano risposte ingenue, tardive o addirittura sempre sufficienti.
PAZZI VISIONARI. Mi piacciono le allegorie, come quella con la quale ho iniziato il saluto: pazzi visionari. Fino allo strabismo, fino a far dire a qualcuno che chi vedeva infiltrarsi la mafia era un visionario, chi temeva opacità era un visionario, chi lanciava allarmi per il moltiplicarsi di affari criminali era un visionario. Il valore della nostra terra - che è il lavoro - rischia dunque di diventare il disvalore rappresentato dai patti per avere di più, sempre di più, ancora di più spaccando la legalità, le regole, la convivenza, la tranquillità (perduta). Ecco che allora il mio giornale, la Gazzetta di Reggio con la sua squadra di colleghi valorosi, ottimi professionisti affiatati, multimediali, moltiplicano l’impegno di cercare e raccontare tutto: nomi e cognomi, fatti, legami, incroci, carte, e anche situazioni che fuori dai tribunali emergeranno appannate, equivoche, inopportune. Per guarire servono azioni forti da parte dello Stato, una severa selezione dei politici e di chi amministra la cosa pubblica (non può essere affidata alla magistratura), un’analoga robusta coscienza da parte dei cittadini, e poi cultura, ma non convegnistica, non virtuale, non aria fritta.
LENTE E MARTELLO. Sarà un giornale fatto come deve essere fatto. Cioè quel che descrivevo all’esordio: tessuto connettivo reggiano, lente e martello, che riserva nulla a nessuno. Sulla carta e in versione digitale, piazza grande e social network, attento alla vita quotidiana, dai grandi eventi alle iniziative di paese e quartiere, alle storie e al divenire. Pronto ad accogliere commenti, opinioni, critiche, proposte di ognuno. Concentrato a far sapere e far parlare, anche di cultura (dall’arte alla musica, dal teatro alla fotografia, dal cibo al vino), mandando a farsi benedire il preconcetto che Reggio è fuori dai grandi circuiti, che è subalterna alle ex capitali Modena, Mantova, Parma.
SCRIVETE. Metto in chiaro che cercherò e caverò da questa città e questa provincia anche il patrimonio inespresso o clandestino di bellezza e conoscenza. Si tratta di una mia vocazione, preparatevi, anzi, scrivetemi, l’indirizzo e qui sotto. La cultura (pure tecnica, oltre che intellettuale) è la proteina degli anticorpi. Dimenticavo: non ho chiesto “con permesso”. Perché sono già a Reggio, reggiano.
Stefano Scansani
s.scansani@gazzettadireggio.it
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