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Il “Secchi” a Firenze con 4 alunni disabili

Il “Secchi” a Firenze con 4 alunni disabili

Due le classi partite lunedì mattina e tornate mercoledì sera grazie all’impegno di docenti e tutor

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REGGIO EMILIA. Sono andati in gita per tre giorni a Firenze, ma non hanno abbandonato i loro compagni disabili. E così si sono attrezzati per viaggiare con un pullman che rispettasse le esigenze dei loro amici, hanno composto i gruppi per dormire pensando a loro e hanno pensato a dei tragitti senza barriere architettoniche. È un altro bell'esempio di integrazione che arriva dalle scuole reggiane, a dimostrazione che il nostro territorio è da sempre molto sensibile alle tematiche sociali. Si tratta della terza A e della terza B dell'Istituto Tecnico “A. Secchi" di Reggio Emilia: una quarantina di ragazzi che sono partiti lunedì mattina e tornati mercoledì sera. Portando col loro i quattro compagni di classe affetti da gravi disabilità. «È una pratica che il Secchi e il Chierici fanno da molto tempo - spiega la preside dei due istituti Maria Grazia Diana - in alcuni casi su un breve raggio in altri anche sulle lunghe distanze, a seconda delle didattiche. Ad esempio due anni fa un altro ragazzo disabile è andato insieme alla sua classe al Cern di Ginevra. Noi siamo per l'integrazione pratica, sul campo, e non per i grandi discorsi fini a se stessi».

E così per la gita a Firenze le terze sono partite con un pullman attrezzato con una pedana per permettere la discesa e la salita di una carrozzina, mentre per la notte uno solo di loro ha dormito con gli educatori. E tutto questo è stato possibile soprattutto grazie all’impegno dei docenti e dei tutor. Quattro gli insegnanti che hanno accompagnato i ragazzi: Mariabeatrice Coscelli, Loriana Paterlini, Giuseppe Di Marino e Eugenio Mazziotti tre dei quali anche di sostegno. Erano presenti poi tre educatori a carico del Comune: Paola Spallanzani, Lorenzo Notari e Cecilia Giroldini.

I ragazzi con disabilità più o meno gravi sono sei al Secchi e trenta al Chierici. Ognuno è un caso a sé e ha le sue specificità ma la linea guida è sempre la stessa: capire le singole problematicità e trovare le soluzioni ideali per favorire l'integrazione. Per poter fare tutto ciò però è fondamentale il dialogo con i genitori. Per questo «facciamo con loro due riunioni l'anno per confrontarci - conclude la preside - delle volte certe didattiche vanno cambiate ma l'importante è correggersi. E loro sono sempre molto pazienti, nonostante la vita li abbia caricati di responsabilità più di altri. Questo lavoro di squadra che facciamo è importante, è così che si creano cittadini migliori, dando l'esempio. È solo così che si può creare quella mentalità positiva che dovrebbe esistere dappertutto». (l.g.)

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