Gazzetta di Reggio

Reggio

Aemilia, a rischio la sede e i giudici del processo di Reggio Emilia

Elisa Pederzoli e Tiziano Soresina
Aemilia, a rischio la sede e i giudici del processo di Reggio Emilia

Primi nodi in aula: oltre alla competenza territoriale dubbi sulla Corte che ha in mano i sequestri Sarcone e Vertinelli

2 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Per il processo Aemilia è ancora presto per entrare nel vivo. Nell’aula bunker del palazzo di giustizia, ieri mattina si sono riaperte le porte. Ma la seconda udienza del dibattimento è ancora ferma alle questione preliminari. Eccezioni di legittimità. Scogli che la corte, presieduta da Francesco Maria Caruso, deve affrontare prima di tutto.

Due, di fatto, le questioni poste dagli avvocati difensori: quella delle competenza territoriale e della legittimità delle richieste di costituzione di parte civili (divenute 43, con l’aggiunta da ieri della Provincia di Parma). Ma c’è una terza questione non di poco conto, avanzata dalla stessa procura: quella compatibilità della corte.

I due pm antimafia Marco Mescolini e Beatrice Ronchi non hanno certo chiesto la ricusazione, ma sul “tavolo” del processo hanno ieri fatto arrivare la questione dell’incompatibilità della Corte stessa, per sgombrare rischi futuri di strategie difensive che farebbero riferimento al fatto che i tre giudici (il presidente Francesco Maria Caruso, Cristina Beretti ed Andrea Rat) si sono in precedenza occupati di due maxi misure di prevenzione (i sequestri di beni milionari ai Vertinelli e ai Sarcone) in cui si parla dell’associazione mafiosa.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.13343557:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2016/04/22/news/aemilia-le-prime-sentenze-pagliani-assolto-condannati-mesiano-e-gibertini-1.13343557]]

Tre giudici che, quindi, sarebbero a conoscenza già in parte gli atti presenti in Aemilia. La Corte si esprimerà su questo delicato punto in una delle prossime udienze. La conseguenza più estrema, e clamorosa, potrebbe essere anche il cambiamento della Corte stessa.

Nessuna sorpresa, invece, per l’eccezione avanzata sulla legittimità territoriale su cui tra gli altri ha insistito l’avvocatessa Carmen Pisanello, che difende Michele Bolognino considerato uno dei capi del clan emiliano.
Il legale dell’imputato - anche ieri in video collegamento dal carcere dell’Aquila, dove si trova ristretto al 41 bis - ha insistito: «Nicolino Grande Aracri non è coimputato di associazione, come non fosse parte della presunta associazione emiliana».

La Pisanello ha respinto la visione di una cosca scollegata dalla casa madre di Cutro e ha ribadito la competenza territoriale di Catanzaro. La procura, con il pm Beatrice Ronchi, nella contro replica ha citato tre sentenza di Cassazione - Minotauro di Torino, Infinito di Milano e Crimine di Reggio Calabria - per ribadire la nuova visione del fenomeno ’ndranghetista: «Un arcipelago con una sua organizzazione e organi di vertice, ma nella persistente autonomia territoriale». E dunque, la competenza deve rimanere a Reggio Emilia.

Lunga la lista delle difese - in una udienza fiume che è finita solo alle 20 ieri sera - che si sono opposte alle numerose richieste di costituzione di parte civile. Come quella dell’imprenditore Augusto Bianchini e dei famigliari contro l’associazione Ricommerciamo di San Felice e l’Unione dei Comuni Area Nord (Modena) per la triste vicenda amianto nella ricostruzione post sisma. Le risposte della Corte sono attese nella prossima udienza, fissata per mercoledì.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google