Allergie, coinvolti quarantamila reggiani
Picco di casi nelle ultime settimane a causa della situazione climatica. Il dottor Zucchi: «L’unica soluzione? I vaccini»
REGGIO EMILIA. Sono 40mila i reggiani - su una popolazione provinciale di 600mila, quindi un sesto - che soffrono di allergie a vari livelli; in Emilia Romagna, regione da sempre a rischio con l’aggravante dell’inquinamento da polveri sottili, sono 400 mila, in tutta Italia dai 10 ai 15 milioni. Un numero sostanzialmente stabile, rilevano gli esperti del Santa Maria Nuova, ma, data la situazione climatica peculiare, nelle ultime due settimane c’è stato un picco.
IL BOOM. «Da un punto di vista empirico il quadro climatico di quest’anno, tra l’aumento delle temperature, una pioggia quasi assente e un quadro molto ventoso, ha favorito una crescita anticipata e continua di quelle che sono le maggiori componenti delle graminacee», afferma il dottor Luigi Zucchi, specialista in allergologia nonché direttore della struttura complessa di Pneumologia del Santa Maria Nuova (che conta al suo interno uno dei centri sull’asma grave a valenza nazionale). In questo periodo gli allergeni prevalenti sono le graminacee e le urticacee, due famiglie vegetali che contribuiscono in modo molto rilevante alla allergia da pollini nella nostra regione (la cosiddetta “febbre da fieno”). «Sono aumentate le chiamate o le visite urgenti per asma e rinite, soprattutto in quelle categorie di bambini e ragazzi che, incuranti dei suggerimenti dello pneumoallergologo, svolgono attività all’aperto - spiega Zucchi - qualora sia stata fatta la diagnosi, l’indicazione per la prevenzione primaria è di evitare di stare all’aria aperta. Molti però non rinunciano a giocare a calcio, a fare jogging, a fare partite o andare in bicicletta: è ovvio che praticando sport e iperventilando i polmoni si introducono massicce quantità di pollini. Così facendo, e dimenticando i protocolli da seguire (oltre alla prevenzione, i farmaci), arrivano da noi in fase acuta e non resta che intervenire d’urgenza con aerosol mix di cortisone e altri broncodilatatori; spesso siamo costretti anche a dare cortisone per bocca, oltre agli antistaminici».
LA DIAGNOSI. «La visita allergologica urgente è una contraddizione in termini: solo il sintomo acuto è urgente. Occorre chiarire qual è l’iter per una corretta diagnosi: chi sospetta di soffrire di allergia prima deve recarsi dal medico di base, poi dallo specialista e sarà poi quest’ultimo a suggerire casomai l’allergologo. Sono perlomeno tre passaggi: il primo e il secondo sono obbligatori, il terzo è facoltativo». Il direttore di Pneumologia rimarca inoltre che, per identificare con esattezza il tipo di allergia nel mare magnum di elementi e combinazioni diverse, occorre che il paziente bandisca l’approssimazione. «Noi suggeriamo ai sofferenti di tenere un diario clinico quotidiano - prosegue Zucchi - nel diario devono essere segnalati sintomi del soggetto, le condizioni atmosferiche e infine, terza variabile, quali farmaci vengono assunti. In questo modo, se il paziente è preciso, abbiamo una serie di elementi certi per stabilire il nesso causa-effetto. Solo così si ottiene una anamnesi appropriata; anche perché le variabili in questo tipo di pazienti sono enormi, un giorno il soggetto può stare bene e il giorno successivo malissimo. Poi occorre distinguere se si tratta di asmatici o se in precedenza la persona soffriva di riniti, sinusiti o bronchiti sulle quali si è innestata l’allergia: la cura è molto diversa».
VACCINI. Sull’omeopatia il dottor Zucchi è scettico, mentre consiglia caldamente i vaccini «perché sono gli unici che possono modificare la storia naturale della malattia». Occorre però farli per tempo, prima dell’arrivo della primavera. «Fatta la diagnosi di malattia allergica, e fallita la prevenzione primaria, in una quota abbastanza importante di soggetti si può ricorrere all’immunoallergia specifica, i cosiddetti vaccini: i vaccini bloccano una categoria di immunoemoglobine che, unite all’allergene, fanno liberare le sostanze come l’istamina, scatenante i sintomi».
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