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Caos mutui, indagati due dirigenti dell’ex banca di Cavola

La procura ipotizza per due manager il reato di truffa legato ai 4,5 milioni in interessi pagati indebitamente dai clienti poi confluiti nel Banco Emiliano


24 aprile 2016 Tiziano Soresina


REGGIO EMILIA  C'è una svolta non indifferente nell'inchiesta aperta dalla procura sulla scia di un esposto presentato dal Banco Emiliano e riguardante la restituzione di 4,5 milioni di euro ad un migliaio di clienti dell’ormai ex Banca di Cavola e Sassuolo (tre anni fa la bbc in questione si è infatti fusa con la Banca Reggiana, dando vita a uno dei più grandi istituti di credito della provincia).

Una cifra a dir poco importante che è pari «al valore degli interessi impropriamente incassati dall'ex Cavola dal 2009 al 2013 a seguito di modifiche unilaterali dei tassi». Ricostruzione e restituzione di questa montagna di soldi fatta da chi ora dirige il Banco Emiliano e che concentra - nell'esposto - il “cuore” di questa vicenda in fatti che sarebbero avvenuti all'ex Cavola prima della fusione.

Ma questa complessa inchiesta - portata avanti dalla Guardia di finanza sotto il coordinamento del sostituto procuratore Giulia Stignani - comincia ad avere almeno un paio di punti fermi: due degli allora vertici operativi dell'ex Cavola sono finiti nel registro degli indagati, inoltre è la truffa il reato ipotizzato nel fascicolo.

Le Fiamme Gialle hanno in mano due corposi plichi di documenti: il primo che era associato all'esposto, il secondo chiesto specificatamente dai finanzieri al Banco Emiliano come carte su cui approfondire gli accertamenti. Fra l'altro questa operazione milionaria - ora al centro dell'inchiesta - era sfuggita nell'arco di quei citati quattro anni ai controlli interni ed anche alle ispezioni nemmeno tanto rade della Federazione regionale delle Bcc, inoltre neppure gli ispettori di Banca d'Italia avevano sollevato obiezioni nei tre mesi di permanenza nell'istituto occorsi per radiografare la gestione della Banca di Cavola.

Solo all’inizio del 2015, a fusione ampiamente avvenuta, il Banco Emiliano scavando fra le pieghe gestionali incappava in questa spinosa vicenda. «Abbiamo avuto la percezione - ha spiegato nei giorni scorsi alla Gazzetta il presidente uscente del Banco Emiliano, cioè Giuseppe Alai - che i conti non tornassero. C'era una discrepanza fra l'accordo fatto davanti al notaio per il mutuo e le rate pagate dai clienti». E' quello che il Banco Emiliano descrive come «un atto non corretto, rilevato dopo la fusione ed al quale era necessario porre rimedio per onestà, chiarezza e trasparenza».

Per auto tutelarsi sempre il Banco Emiliano ha poi presentato l'esposto, chiedendo in pratica accertamenti sull'operato del management dell'ex Cavola su questa delicata vicenda. Una "mossa" non indifferente: se dovessero infatti maturare responsabilità penali, innescherebbero a loro volta un'azione civile tesa al risarcimento dei danni.

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