«Io, condannato a dormire in macchina»
Il giudice lo obbliga a vivere a Reggio ma la sua casa è a Ravenna. «Sto in un parcheggio, come se fossi un animale»
REGGIO EMILIA. I medici scrivono che le sue condizioni di salute gli impongono di stare a casa e di ricevere costanti visite a domicilio. Peccato che il suo domicilio sia un’auto parcheggiata davanti alla sede di Iveco a Bagno. E’ lo strano caso di Marco Leandro Bondavalli, pregiudicato di Scandiano e sorvegliato speciale a cui è stato imposto l’obbligo di dimora a Reggio Emilia a causa dei suoi ripetuti tentativi di truffa. Strano perché il 38enne, che è anche invalido civile, ha dovuto rinunciare alla sua abitazione in città per comprarne un’altra a Ravenna. Ma questo cambio di residenza pare non sia stato notificato dalle autorità competenti, e così l’obbligo di dimora è rimasto il territorio reggiano. Con il risultato che l’uomo non si può spostare senza essere arrestato dalle forze dell’ordine e, dal primo aprile, è costretto a dormire sui cartoni o nella macchina che la madre gli presta per passare la notte. La donna infatti, ironia della sorte, abita a pochi chilometri dal confine con Reggio Emilia e se il figlio dovesse andare da lei violerebbe le restrizioni del giudice. Una sorta di esilio forzato che però sta influendo negativamente sulle sue precarie condizioni di salute. «Nel 2012 l’operazione di bypass gastrico è andata male, sono affetto dalla sindrome da dumping che mi crea nausea, tensione epigastrica, astenia, e frequenti svenimenti. Sono stato più volte in ospedale perché perdo i sensi all’improvviso e cadendo sbatto la testa». E in effetti le cartelle mediche del pronto soccorso lo dimostrano. Il 19 e il 22 aprile, le ultime due volte che Bandavalli si è sentito male, i medici del Santa Maria Nuova attestano una “recidiva di sincope da Dumping sindrome”, prescrivendo “riposo e sorveglianza domiciliare”. «Mia moglie e mio figlio di dodici anni - continua l’uomo - si sono trasferiti a Ravenna. Lì ho anche una pizzeria da asporto pronta per essere avviata, grazie ai sacrifici di mia madre che si è indebitata per 20 mila euro. Ma non posso accedere a nulla di tutto ciò. Ho sbagliato, ed è giusto che paghi, ma chiedo solo di avere un tetto sopra la testa come è mio diritto. Ho presentato quattro istanze al giudice per farmi spostare l’obbligo di dimora ma nessuno mi ha mai risposto. Non mi lavo da sei giorni e le mie condizioni di salute sono pessime. Chi mi avrà sulla coscienza se andando avanti così dovessi morire?»
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