«Una stazione in centro per la metro»
Tra le “buone azioni” del piano comunale spunta un progetto dell’architetto Bedogni: «Da Rivalta alla Mediopadana»
REGGIO EMILIA. Il tram su rotaia o metropolitana di superficie Rivalta-Mancasale è un sogno che l'amministrazione comunale condivide con gli abitanti del centro storico intenzionati a migliorare, insieme alla vivibilità dell'esagono, la sua attrattiva commerciale. Il progetto, illustrato due mesi fa dal sindaco Luca Vecchi e dall'assessore alla mobilità Mirko Tutino, è uno dei quattro a medio e lungo periodo su cui l'amministrazione comunale sta lavorando per sviluppare nei prossimi anni il piano Reggio respira 2016 (che contiene dieci buone azioni delle quali alcune già realizzate).
Il suo più convinto sostenitore è l'architetto Paolo Bedogni, impegnato professionalmente nel restauro di pregevoli edifici in via Ludovico Ariosto, oltre che del secentesco palazzo Masdoni, ex-sede del Pci, in via Toschi.
«La tranvia - sottolinea Bedogni - è da concepire nell'ambito del Piano urbano della mobilità sostenibile come collegamento fra la Reggia di Rivalta e la stazione Mediopadana. Essa avrebbe il suo snodo fondamentale a porta Castello e permetterebbe di recuperarne la funzione di accesso alla città che essa aveva quando vi facevano scalo le corriere provenienti dalla montagna. Infatti alcuni decenni fa vi si trovava un'autostazione che, attraverso la passeggiata settecentesca, ora viale Umberto Primo, raccoglieva tutta la gente che proveniva dall'Appennino reggiano e utilizzava i pullman per muoversi. Si potrebbe ipotizzare di costruire a porta Castello una stazione modale di interscambio, che si intersechi con le linee degli autobus e dei minibù, sia supportata da un deposito di biciclette e diventi anche luogo di elezione per attività culturali».[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.12995774:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2016/02/20/news/mediopadana-il-sogno-e-un-tram-su-rotaia-1.12995774]]
Si tratta, insomma, di restituire alla porta la funzione di centro direzionale e commerciale, in sintonia con la sua vocazione storica: «Da alcune mie ricerche - spiega Bedogni - sono emersi documenti storici databili dal sedicesimo secolo ad oggi, che mi hanno suggerito un progetto di rigenerazione urbana nel quale la stazione della tranvia sarebbe il luogo simbolo del nuovo modo di pensare la città, richiamando il palazzo che si ergeva sulla porta prima che fossero abbattute le mura».
Il tram elettrico era il non plus ultra della modernità nel primo Novecento. Tutte le principali città ne erano dotate. Nel secondo dopoguerra la maggior parte delle linee fu smantellata. Ora, però, sta conoscendo una seconda giovinezza come mezzo di trasporto non inquinante e poco impattante sui monumenti e sui beni architettonici. Non è un caso che ne sia stato scelto un modello ultraefficiente e silenzioso per portare i cittadini e i turisti nel cuore di Firenze. A Reggio la tranvia sarebbe una novità assoluta.
La prima parte del tracciato correrebbe lungo la statale 63 e viale Umberto Primo fino a porta Castello. Per il percorso successivo si ipotizzano due varianti. La prima seguirebbe viale dei Mille e viale IV Novembre fino alla stazione ferroviaria, per proseguire poi fino alla stazione dell'Alta velocità.[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.13362067:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadireggio/locale/reggio-respira-le-10-misure-anti-smog-per-la-mobilita-sostenibile/53484/53625]]
La seconda penetrerebbe nel centro storico lungo via Ludovico Ariosto, corso Garibaldi, via Mazzini e viale Allegri. In tal modo servirebbe direttamente la sede universitaria, continuando poi lungo viale Isonzo e viale Piave fino alla stazione ferroviaria, facendo capo infine alla Mediopadana. In ogni caso si presuppone l'alleggerimento del traffico automobilistico sulla circonvallazione. «Il piano della mobilità del 2007, coordinato da Maria Rosa Vittadini - insiste Bedogni - prevedeva di decongestionare l'anello di circonvallazione che ora è un muro che soffoca il centro storico. La mobilità dolce serve per rianimare il centro e migliorarne l'accessibilità commerciale».
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