Stamattina Albinea dà l’addio al benefattore Vivaldo Cervi
ALBINEA. Questa mattina alle 11 alla chiesa di Montericco viene officiato il funerale di Vivaldo Cervi, 98 anni, ex imprenditore meccanico che donò al paese il terreno e i soldi necessari per...
ALBINEA. Questa mattina alle 11 alla chiesa di Montericco viene officiato il funerale di Vivaldo Cervi, 98 anni, ex imprenditore meccanico che donò al paese il terreno e i soldi necessari per realizzare la residenza per anziani Casa Cervi.
Ogni famiglia ha la sua storia, e quella dei Cervi di Albinea ha dello straordinario. A fine Ottocento le difficili condizioni di vita costrinsero la famiglia a emigrare in Brasile in cerca di fortuna. Lasciarono l’Italia, uno dopo l’altro, i fratelli Luigi, Fortunato e Giovanni. Solo Angelo restò in patria e si arruolò come corazziere nell’Esercito Reale, a Roma. Gaetano e la moglie Maria Gabbi s’imbarcarono a Genova. Qualche mese dopo fu la volta di Fortunato assieme a Luigi con la moglie Virginia Selci. Durante il lungo viaggio purtroppo morì uno dei figli, che fu lasciato in mare. Giunti in Brasile, ottennero l’assegnazione di un tratto di bosco che sarebbe diventato di loro proprietà solo dopo averlo liberato dagli alberi e reso fertile. E qui il racconto si colora di aneddoti reali, tramandato nei ricordi di famiglia, che potrebbero far parte di una sceneggiatura da film pioneristico di autentico Far West.
Le condizioni di vita erano terribili. A soli 32 anni il trisavolo Luigi morì non si sa bene di che cosa, lasciando un figlio piccolo, Artemio. Intanto Angelo, il corazziere, spediva loro dall’Italia le sementi per l’orto e per i campi. Angelo dopo il militare si trasferì come fittavolo con la numerosa famiglia nel Comune di Gattatico, nella stessa zona dove abitavano i fratelli Cervi legati alla Resistenza. Chiamato anche lui in Brasile, si rifiutò in quanto ormai la famiglia si era allargata con i 5 figli di Angelo: Florinda, Costanza, Luigi, Maria e Giovanni. Con loro mandava avanti una attività agricola. Nel 1902 la famiglia si trasferì a Montericco. Angelo, che sapeva leggere e scrivere, si prestava a leggere i libri e la poca corrispondenza dei vicini nelle stalle della zona a lume di candela. Fu proprio il nonno Angelo a pretendere che il bravo figlio Luigi andasse a scuola. Nel 1913 Luigi sposò una bellissima donna, Concetta Baccarini, che aveva dei capelli neri e lunghi fino ai piedi, dalla quale ebbe 4 figli: Angiolina, Dario, il nostro Vivaldo (1917) e Orlando. Nel frattempo Luigi, dopo la guerra, partecipò alla costruzione del caseificio sociale della Fola ed entrò a far parte della commissione comunale per aiutare le famiglie bisognose. La figlia Angiolina, venuta a conoscenza dell’esistenza di un frate che aveva ricevuto le stigmate come nostro Signore, decise di partire e di incontralo. L’incontro con padre Pio segnò la sua vita. Fu lei che, alla fine della sua esistenza, pensò di lasciare la parte della sua eredità alla parrocchia di Albinea per le iniziative che don Giuseppe Bassissi metteva in atto a favore degli anziani. E Vivaldo, suo fratello, come tutta la famiglia, rispettò lo volontà della sorella. Anzi moltiplicò le donazioni, anche in denaro, regalando pure la terra necessaria per realizzare l’attuale Casa Luigi Cervi.
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