Carù, messa per Mussolini «Qui siamo tutti sconvolti»
Sul bollettino pastorale prevista per sabato 30 aprile una liturgia per il Duce La comunità parrocchiale: «Non andava pubblicizzata, siamo terra di partigiani»
REGGIO EMILIA. Forse una svista di chi ha compilato il bollettino pastorale, o forse qualcuno che ha approfittato dell’assenza dei parroci di paese. E’ ancora mistero sui motivi che hanno portato all’annuncio di una messa in memoria di Benito Mussolini nella chiesa di Carù, piccolo borgo frazione di Villa Minozzo. Quello che è certo però è che tutta la comunità del paese, una settantina di abitanti, è rimasta scioccata quando sabato scorso ha letto sul calendario degli appuntamenti della parrocchia che il 30 aprile, alle ore 16, ci sarebbe stata una preghiera in onore del Duce.
Da sempre terra di partigiani e antifascisti, gli abitanti hanno stigmatizzato l’evento. Non tanto per la messa in sè, «tutte le anime sono uguali davanti a Dio» è il commento più frequente, quanto per la pubblicità che se ne è fatta con la calendarizzazione nel bollettino dell’unità pastorale. «Liturgie in memoria di Mussolini e dei militi della Repubblica sociale non è la prima volta che ne facciamo - ha ammesso don Adelmo Costanzi, 85 anni e responsabile fino allo scorso anno della chiesa di San Michele di Carù - me le chiede un personaggio che è arrivato da pochi anni in paese. E che evidentemente la pensa in quel modo». Se davanti alla morte non ci si può rifiutare di pregare, fino ad ora però era sempre stato fatto in silenzio. «Mi sentivo in dovere di officiare la messa - ha continuato don Adelmo - però non l’ho mai fatto sapere ai fedeli. Volevo evitare che diventasse un’occasione di ritrovo per comunità di estrema destra, che si formasse un gruppo esterno al paese». Dello stesso avviso anche il vescovo di Reggio Emilia Massimo Camisasca, che pur non rilasciando commenti ufficiali ha fatto sapere che è stato inopportuno annunciare l’evento sul bollettino. Ma ora la preoccupazione principale a Carù è un’altra. «Nessuno fra i residenti storici è d’accordo con questa iniziativa - è la voce che circola insistentemente negli ambienti parrocchiali della comunità - nessuno approva. Siamo un paese partigiano, un paese che nel suo piccolo ha fatto la Resistenza. E non vorremmo che sabato venisse gente poco raccomandabile in chiesa. Una cosa del genere non andava pubblicizzata, siamo sconvolti».
E qui torniamo alla domanda che in questi giorni sta sulle bocche di tutti i settanta residenti: com’è possibile che il nome di Benito Mussolini sia potuto finire sul bollettino? Per adesso sono solo congetture, ma il dato di fatto è che entrambi i parroci attualmente non sono in paese. Uno è in Brasile in missione e tornerà fra qualche giorno, l’altro è andato a Roma in occasione del Giubileo dei ragazzi. Quindi nessuno di loro ha potuto comunicare il calendario con le istruzioni su cosa scrivere e cosa no. E forse, si dice ancora in paese, «qualcuno potrebbe aver approfittato della situazione per fare della propaganda politica».
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