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processo Aemilia

Domani si torna in aula con l’incognita dei giudici

Domani si torna in aula con l’incognita dei giudici

REGGIO EMILIA. Si torna in aula domani, per il processo per dibattimento Aemilia. L’appuntamento è alle 9.30 nell’aula bunker nel cuore del palazzo di giustizia. La prima decisione che è attesa è...

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REGGIO EMILIA. Si torna in aula domani, per il processo per dibattimento Aemilia. L’appuntamento è alle 9.30 nell’aula bunker nel cuore del palazzo di giustizia.

La prima decisione che è attesa è quella sulla corte. Era stata la procura, con i pm Marco Mescolini e Beatrice Ronchi, a sollevare la questione dell’incompatibilità dei tre giudici - Cristina Beretti, Andrea Rat e il presidente Francesco Maria Caruso - a causa del loro precedente coinvolgimento nei procedimenti di sequestro che coinvolgono i fratelli Vertinelli e i fratelli Sarcone.

Una questione che potrebbe anche comportare il cambio di tutti e tre i giudici, se da normativa si arriverà ad accertare una incompatibilità.

Diversamente, si andrà avanti come da programma, con l’accoglimento, e il rigetto, delle parti civili che hanno chiesto di costituirsi a processo. Tra queste, la maggior parte sono quelle che già erano comparse nel procedimento in abbreviato. Altre si sono aggiunge in questa fase: come il Comune di Parma, i Comuni della Bassa modenese e altri.

Sono 147 gli imputati che hanno scelto di essere giudicati con rito ordinario. I più importanti: Michele Bolognino, ritenuto uno dei capi del clan; Giuseppe e Vincenzo Iaquinta, padre imprenditore edile e figlio ex calciatore della Nazionale; l’imprenditore modenese Augusto Bianchini; Pasquale Brescia, l’autore della lettera al sindaco Luca Vecchi inviata dal carcere.

Il calendario delle udienze già fissato è fitto e andrà avanti sino a settembre, fatta salva la pausa estiva nel mese di agosto. Si entrerà nel vivo quando saranno chiamati a testimone i primi testi. Le liste presentate sono lunghe e, fatto salvo il diritto della corte di dire no, c’è da ritenere che saranno tanti coloro chiamati a parlare al processo.

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