Mesiano: «Non c’entro, basta attacchi»
Dopo la condanna per Aemilia, il poliziotto replica a Corradini: «Mai parlato di politica, ora querelo chi mi infanga»
REGGIO EMILIA. Quattro giorni fa, la pesantissima condanna in abbreviato a otto anni e sei mesi per concorso esterno - il reato è stato derubricato, l’accusa aveva contestato l’associazione mafiosa - e per le minacce alla giornalista del Resto del Carlino, Sabrina Pignedoli. Ora Domenico Mesiano, l’assistente capo della polizia di Stato fino a un anno e mezzo fa in servizio alla questura di Reggio, rompe il silenzio, passa al contrattacco e annuncia querele.
Non per il caso Aemilia – per il quale dovrà attendere il secondo grado di giudizio - ma per l’altra vicenda che lo vede coinvolto: le presunte pressioni, alle primarie Pd del 2014, a un rappresentante della comunità albanese affinché, in quella consultazione, i suoi non appoggiassero l’ex assessore Franco Corradini, ma quello che sarebbe diventato l’attuale sindaco, Luca Vecchi.
Una vicenda culminata in esposti - da parte dello stesso Corradini - indagini e l’allontanamento dalla questura di Mesiano, trasferito a Parma. E che, all’indomani della sentenza di condanna in Aemilia, è tornata d’attualità, richiamata dallo stesso Corradini in un intervento a mezzo stampa. «Il sottoscritto non ha mai parlato con nessun soggetto albanese di politica, ovvero di primarie del Partito democratico, facendo il nome di Corradini o di qualsivoglia altro soggetto. Ho già svolto tempestivamente regolare relazione di servizio all’allora questore Domenico Savi, sono stato ascoltato dalla Digos, su delega della procura, in qualità di persona informata sui fatti. Non sono mai stato indagato, né ho subito alcun procedimento disciplinare» dichiara Mesiano in una nota. Annunciando di aver denunciato, già dal 20 ottobre 2014, l’albanese in questione e di essere pronto ora a denunciare Corradini. «Non lo conosco e non conosco i suo avversari del Pd». «Non avendo fatto alcunché, e non avendo niente da nascondere, mi sono messo a disposizione della procura. Qualora il signor Corradini ritenga che io abbia agito negativamente verso la sua persona, potrà segnalarlo alle autorità competenti. Condivido che bisogna accertare la verità, e io ho già fatto la mia parte. Il fatto che abbia subito una condanna in primo grado, che si ritiene ingiusta, non legittima nessuno, compreso Corradini, a calunniare e diffamare». (el.pe)
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