Gazzetta di Reggio

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le parole di camisasca

«No alla “Chiesa alternativa” della mafia»

REGGIO EMLIA. «Se i mafiosi sono uomini che la Chiesa non si stanca di richiamare a conversione, pentimento e riparazione, la mafia e tutto ciò che essa rappresenta è incompatibile con il Vangelo....

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REGGIO EMLIA. «Se i mafiosi sono uomini che la Chiesa non si stanca di richiamare a conversione, pentimento e riparazione, la mafia e tutto ciò che essa rappresenta è incompatibile con il Vangelo. Occorre un lavoro paziente e diuturno per educare le nuove generazioni a non cedere ai ricatti di una mentalità di tal genere».

Monsignor Massimo Camisasca parlava così nel maggio del 2013, durante il suo saluto al convegno organizzato dalla Provincia di Reggio Emilia e dedicato alla figura di don Pino Puglisi, il prete ucciso dalla mafia a Palermo nel 1993. Anni dopo, il problema delle infiltrazioni della criminalità organizzata nel tessuto sociale è un fatto acclarato per la società reggiana e non più qualcosa che si sente, nononostante tutto lontano. Esotico. E queste parole diventano un messaggio importante anche per l’attualità locale.

«Per farlo - prosegue il discorso di Camisasca, letto davanti al pubblico in aula Manodori - occorre educare alla libertà, alla bellezza, alla giustizia. Occorre tornare a scoprire il fascino del bene, il gusto del lavoro, la nostra vera statura di uomini e donne». «Certo - va avanti - non è facile quando si ha a che fare con un nemico subdolo che approfitta della mancanza di lavoro, dell’apprensione per il futuro dei nostri figli e che spesso si nasconde dietro apparenze positive come l’amicizia, l’onore, lo spirito di appartenenza, il valore della famiglia, la disponibilità a dare la vita per la difesa dei propri ideali. Sono parole che potrebbero descrivere la grande tradizione della nostra Italia. Eppure la mafia le ha staccate dal loro fondamento e le ha riempite di significati opposti. Ha costruito una “cultura” alternativa, una “chiesa alternativa”, scimmiottando valori fioriti soprattutto nella nostra tradizione cristiana». «Occorre - concludeva Camisasca - dunque uno scatto d’orgoglio da parte di tutti. Dobbiamo riappropriarci dei nostri valori e riscoprire la nostra dignità. In questa lotta, a tratti drammatica, la testimonianza di don Puglisi ci raggiunge come un faro di speranza, ci incoraggia e ci dice che è possibile vivere da uomini. Esprimo, dunque, tutto il mio apprezzamento per iniziative come questa che contribuiscono a far conoscere un grande testimone della fede del nostro tempo e alimentano uno sguardo positivo in tutti noi».

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