Due milioni alle parti e tre scarcerazioni
BOLOGNA. Ammonta a 2.395.000 euro la somma dei risarcimenti liquidati dal gup Francesca Zavaglia nella sentenza del rito abbreviato del processo Aemilia, pronunciata venerdì al termine di una camera...
BOLOGNA. Ammonta a 2.395.000 euro la somma dei risarcimenti liquidati dal gup Francesca Zavaglia nella sentenza del rito abbreviato del processo Aemilia, pronunciata venerdì al termine di una camera di consiglio durata sette ore.
A quattro giorni dalla prima sentenza del primo grande processo d’ndrangheta in Emilia Romagna, è stato depositato il dispositivo della sentenza. Se per le motivazioni ci vorrano ancora 90 giorni, intanto si inizia a capire di più rispetto a quelle che sono state le decisioni del giudice.
Nella parte sui risarcimenti alle parti civili, si apprende che il giudice ha liquidato 500 mila euro alla Presidenza del Consiglio, dichiarando la condanna provvisoriamente esecutiva. Somma che si aggiunge a quella, che già era nota, di 600mila euro per la Regione Emilia-Romagna, 150mila euro per il Comune di Reggio Emilia e le somme.
Il giudice ha rigettato, infine, la richiesta di condanna al risarcimento avanzata da Unione nazionale Cna-Fita e Confindustria.
Sul fronte condanne, per il giornalista Marco Gibertini si registra sì la condanna a 9 anni, 4 mesi di reclusione e la multa di 9 mila euro. Ma anche l’assoluzione per il capo 67: si tratta di un’estorsione, quella che gli veniva contestata nei confronti dell’imprenditore Mirco Salsi. Per il giudice, deve restare in carcere per il periodo di custodia cautelare. E gli applica anche la libertà vigilata per due anni, nonchè l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.
Dodici anni, sei mesi di reclusione e 8mila euro di multa per il pentito Giuseppe Giglio, ma anche l’assoluzione per il fatto non costituisce reato per tre capi di imputazione e un non luogo a procedere per un rato prescritto. Tre capi per i quali è scattata l’assoluzione anche per il boss di Cutro Nicolino Grande Aracri, condannato a 6 anni e otto mesi e 8mila euro di multa.
Mentre, il poliziotto Domenico Mesino fa registrare la riqualificazione del reato più pesante: dall’associazione al solo concorso esterno.
Ma è lunga decine di pagine la lista dell confische decide dal giudice e riguardano l’imponente mole di patrimonio - tra immobili e quote societarie degli imputati.
Si va dalle società di Giuseppe Giglio - comprese gli immobili a essi intestati come tutti quelli a Sorbolo di Parma - a quote societarie de “Il cenacolo Slr riferite a Nicolino Grande Aracri, alle aziende Save di Giovanni Vecchi, della compagna Patrizia Patricelli, del fratello di lei Alfonso e ancora di Nicolino Grande Aracri, scrive il giudice.
Anche nei confronti della consulente bolognese Roberta Tattini c’è la confisca: del 50% delle quote dello “Studio Tattini & Stefanelli Srl”, nella misura del 50%.
C’è una confisca anche nei confronti del poliziotto Antonio Cianflone: le quote pari al 49% di una società di Catanzaro, ma il giudice ordina anche confisca e vendita dei televisori a lui sequestrati.
La Zavaglia ordina anche una serie di confische con relative «distruzioni»: riguarda le armi e le munizioni sequestrati a diversi imputati nel corso di un’indagine in cui di armi nascoste ne sono spuntate tante. Ma anche di apparati per il rilevamento di microspie (quello di Alfonso Diletto), di radiotrasmiettenti (quelle di Francesco Lapera), di giubbotti antiproiettile (di Alfonso Martino), dei timbri, microcamere e manette di Antonio Silipo. Restituzione, invece, di telefonini, personale computer, tablet.
La sentenza della Zavaglia fa registrare anche la revoca delle misure cautelari nei confronti di Paolo Pelaggi, Giulio Giglio e Raffaele Oppido. I primi due erano ancora in carcere, il secondo era agli arresti domiciliari.
In relazione alle pene inflitte, il giudice ha valutato che il tempo trascorso in regime cautelare fosse per così dire già sufficiente.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
