Il vescovo di Reggio Emilia chiede il rinvio della messa per Mussolini
Monta il caso della messa in suffragio in ricordo del Duce a Carù, nel comune montano di Villa Minozzo. Massimo Camisaca: "Rinviatela per evitare strumentalizzazioni"
REGGIO EMILIA «Il vescovo Massimo Camisasca, riaffermando che è dottrina consolidata della Chiesa il suffragio per i defunti, chiunque essi siano, tanto più quanto più si reputi che essi sono bisognosi di perdono, chiede al parroco che la celebrazione venga spostata per evitare ogni possibilità di strumentalizzazione politica di un momento che deve restare esclusivamente religioso».
Con queste parole il vescovo di Reggio Emilia Massimo Camisasca ha chiesto che il rito funebre per Benito Mussolini, che doveva essere celebrato il 30 aprile a Carù di Villa Minozzo (Reggio Emilia), sia rinviato ad altra data, per evitare strumentalizzazioni di gruppi neofascisti.
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Inoltre il Vescovo, «ricordando il sacrificio di sangue pagato dalle popolazioni di Villa Minozzo durante la Resistenza, chiede a Dio per tutti la grazia della riconciliazione». La messa in suffragio del duce aveva scatenato una forte polemica politica ed era stata fortemente attaccata dall'Anpi e dal sindaco di Villa Minozzo, Luigi Fiocchi.
Da sempre terra di partigiani e antifascisti, gli abitanti hanno stigmatizzato l’evento. Non tanto per la messa in sè, «tutte le anime sono uguali davanti a Dio» è il commento più frequente, quanto per la pubblicità che se ne è fatta con la calendarizzazione nel bollettino dell’unità pastorale. «Liturgie in memoria di Mussolini e dei militi della Repubblica sociale non è la prima volta che ne facciamo - ha ammesso don Adelmo Costanzi, 85 anni e responsabile fino allo scorso anno della chiesa di San Michele di Carù - me le chiede un personaggio che è arrivato da pochi anni in paese. E che evidentemente la pensa in quel modo».
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