Caccia aperta e sparo libero alle nutrie
D’ora in poi anche i cacciatori in cerca di altre specie potranno premere il grilletto. Così si cerca di combattere l’invasione in provincia di Reggio Emilia
REGGIO EMILIA. Anche i cacciatori (purché abilitati) che vanno a lepri, se si imbattono in una nutria nel periodo venatorio, possono spararle. E’ questa la principale novità del piano per il controllo delle nutrie, il primo varato dalla Regione e non più dalla Provincia per effetto della riforma Delrio e il primo in Italia ad essere emanato. Il piano, subito effettivo e di durata quinquennale, detta le direttive su questa specie particolarmente infestante che danneggia l’agricoltura e gli argini di bonifica: una studio dell’Università di Pavia, menzionato da Coldiretti, stimava che nella Bassa lombarda - simile a quella emiliana - bisognerebbe eliminare un milione e 400 mila esemplari.
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LA NOVITA’. Le nuove linee rendono giustizia ad un absurdum contenuto nel precedente piano, secondo il quale l’abbattimento diretto con arma da fuoco - su tutto il territorio e tutto l’anno - poteva essere effettuato dalla polizia provinciale, dagli agricoltori (solo se in possesso di abilitazione all’esercizio venatorio) o dai conduttori di fondi (anche se non abilitati, ma esclusivamente sul terreno di propria pertinenza), nonché dai cacciatori, ma solo se intenti al piano di controllo della nutria, quindi con relativo giubbotto colorato e scheda da stilare.
Alle doppiette che si trovavano a caccia di altre specie, lo sparo libero non era consentito: d’ora in poi, invece, via libera anche a loro, purché siano in possesso dell’apposito patentino e sempre sottostando al calendario venatorio - cioè dalla terza domenica di settembre al 31 gennaio nei territori cacciabili, dall’1 agosto al 31 gennaio nelle zone protette e in periodi diversi nei parchi.
«E’ stato risolto un paradosso - afferma Stefano Bernardi, presidente dell’Atc Pianura Ovest, un ambito di caccia che va dall’Enza al Crostolo e dalla via Emilia al Po, un’ottantina di coadiutori in servizio su 500 cacciatori in attività - sebbene lo sparo alle nutrie riguardi solamente chi va a caccia senza cani». Secondo Bernardi, inoltre, rispetto all’anno scorso, «con il fermo che c’è stato (il piano precedente è scaduto a fine anno e siamo ripartiti a fine febbraio) le nutrie sono già aumentate e di parecchio: stiamo raccogliendo proprio in questi giorni le prime schede, ma a livello indicativo possiamo dire che sono già 500-600 le nutrie abbattute solamente in un paio di mesi».
CONFERME. Gli altri punti fermi del piano confermano invece lo status quo: la cattura delle nutrie è consentita con specifiche trappole, sia in città che in campagna, tutto l’anno.
«La trappola ha numerosi vantaggi: è poco invasiva, è mirata, è più efficiente del fucile perché opera 24 ore su 24, non occorre sorprendere il roditore fuori dalla tana e non presenta problemi di sicurezza - spiega nei dettagli il comandante della polizia provinciale Lorenzo Ferrari - ma, tra le controindicazioni del trappolaggio, c’è la necessità di parecchio personale, perché il meccanismo va controllato ogni giorno, e molti coadiutori hanno smesso perché subivano vandalismi o furti (sono di ferro zincato)».
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