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Cantine Riunite: è sciopero dopo lo stallo sugli integrativi

Cantine Riunite: è sciopero dopo lo stallo sugli integrativi

CAMPEGINE. I conti corrono ma la contrattazione è in stallo. Il gruppo cooperativo reggiano Cantine Riunite & Civ è ormai il più grande produttore di vino nel mercato italiano con un giro d'affari...

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CAMPEGINE. I conti corrono ma la contrattazione è in stallo. Il gruppo cooperativo reggiano Cantine Riunite & Civ è ormai il più grande produttore di vino nel mercato italiano con un giro d'affari di oltre mezzo miliardo di euro. Una coop che brilla e che ha scalzato le vecchie leader del sistema, le coop di costruzioni, crollate dopo lo scoppio della bolla immobiliare. Il quadro assume però tinte fosche sul fronte dei contratti. Il mancato rinnovo dell'integrativo aziendale ha indetto la proclamazione di un pacchetto di sciopero di 8 ore da parte degli stabilimenti di Campegine e di San Prospero (Modena), a un anno dalla presentazione della piattaforma per il rinnovo dell’integrativo. Flai-Cisl e Flai-Cgil «devono constatare l'assoluta indisponibilità, da parte del gruppo dirigente, di voler rinnovare il contratto aziendale». Il contratto è scaduto il 31 luglio 2014, ed è poi stato rinnovato con un accordo «ponte» di un anno per far fronte alla riorganizzazione della cooperativa dopo l'acquisizione dell'azienda Cavichiolli di San Prospero.

In una nota congiunta, i sindacati fanno sapere che «le assemblee dei lavoratori del 12 e 14 aprile hanno approvato, a larghissima maggioranza, le prime otto ore di sciopero, auspicando un ripensamento da parte della direzione della cooperativa» che però non è arrivato, motivo per cui venerdì ci saranno le prime due ore di astensione dal lavoro. Nel documento, i sindacati ricordano che «anche il rinnovo contrattuale precedente ha risentito della pesante fase di riorganizzazione, dopo la fusione con Civ di modena», a cui sono seguiti accordi di cassa integrazione, mobilità volontarie e trasferimenti dei lavoratori dello stabilimento modenese a Campegine e a San Prospero, che «hanno consentito alla cooperativa di conseguire importanti risultati economici, tanto da diventare il primo gruppo nazionale e tra i primi a livello europeo, con 5,5 milioni di utili nel 2014». E proprio alla luce di questi numeri, concludono Fai e Flai, la posizione dell'azienda sul rinnovo del contratto integrativo «risulta poco comprensibile».

L’azienda dei vini cresciuta grazie al successo internazionale del Lambrusco, conta ricavi per quasi 220 milioni, un patrimonio netto che supera i 150 milioni. L’esercizio - quele che si è chiuso al 31 luglio scorso - conta più di 1.800 soci produttori di uve e sedici cantine associate in Emilia-Romagna, Veneto e in altre regioni d'Italia, chiude l'esercizio con ricavi complessivi per 219 milioni di euro, confermando così la propria leadership nel segmento del Lambrusco e del Pignoletto, e in quello del Prosecco e dei vini frizzanti veneti prodotti nelle proprie Cantine Maschio di Treviso. (e.l.t.)

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